SAIMA una famiglia del mondo

Ciao a tutti e benvenuti a questa nuovissima intervista di Bookness. Per me è veramente un grandissimo onore avere dall’altra parte Orietta Malvisi Moretti, autrice del libro SAIMA: una famiglia nel mondo.

Un libro che rappresenta una storia incredibile, di una azienda che sta facendo la storia nel territorio toscano e non solo.

Ciao Orietta, dicci chi sei e di che cosa tratta questo libro, che definirei straordinario.

Innanzitutto, è grazie a voi che abbiamo potuto descrivere la vera storia della SAIMA Una famiglia nel mondo, perché questo titolo?

Siamo una famiglia perché viviamo in ufficio per tanto tempo; si vive quasi più in ufficio che a casa e quindi, alla fine, diventiamo una famiglia con tutti i collaboratori, gli amici, i soci, le maestranze, tutti. Non è la famiglia del Mulino Bianco, chiaramente.

Quindi la storia della SAIMA contiene anche sofferenze, momenti di défaillance, crisi. Come questa pandemia, che non è una novità, perché sappiamo che le pandemie sono sempre esistite, basti pensare a Firenze, città dove abito, che rimase ferma ben cinquecento anni a causa della peste. Quindi siamo abituati ad affrontare pandemie, momenti difficili, crisi.

Una famiglia nel mondo perché tutto questo lo viviamo noi, ma lo vive anche il pianeta. Oggi si parla tanto di resilienza, un bel vocabolo: la SAIMA ha dimostrato resilienza a questa pandemia ma, soprattutto, alle crisi di tutti i tempi.

Al di là di questo, credo sia interessante scrivere quella che è stata un’esperienza vera proprio perché rimanga scritta, quindi non superabile da eventi diversi o invenzioni diverse. Questo vale per i nostri figli, per i nostri nipoti e pronipoti, sempre sperando che la SAIMA possa andare avanti nella storia della vita economica del nostro paese, fieri di rappresentare un vero Made in Italy.

Nella creazione di questo libro abbiamo affrontato mesi impegnativi, a volte ci sono stati anche dei momenti difficili, perché raccogliere tutto il materiale, elaborarlo e trasformarlo in un libro così professionalmente redatto, è stato un gran lavoro di ricerca e di confronto. Il libro, inoltre, è scritto in due lingue: in inglese e in italiano. Dal suo interno presenta una serie di immagini che sono dei punti cruciali dal punto di vista storico, dell’evoluzione della SAIMA, con i tantissimi successi e, ovviamente, qualche difficoltà.

La domanda che vorrei farti è: qual è stato il riscontro da parte di chi ha avuto la possibilità di avere in mano il prodotto di tutto questo lavoro, dopo che hai avuto la possibilità di ricevere questo libro?

Ancora non ho grossi riscontri. Ho quelli interni, dei nostri collaboratori che, naturalmente, hanno fatto i complimenti. In realtà, dai nostri importatori ho ricevuto qualche scritta di un “grazie”, ma non ci siamo ancora potuti vedere in presenza, dove tutto avviene in maniera molto più sincera e vera. Un messaggio per e-mail non corrisponde mai a quelle che sono le vere sensazioni di una persona.

Non ho ancora avuto riscontro ma spero di averlo, anche perché sarà un regalo di Natale per i nostri amici, che potranno apprezzare quella che è la storia di un caso aziendale italiano. Quindi, non ti posso dire di più.

Ne sono piuttosto soddisfatta perché, tutto sommato, corrisponde in maniera sintetica a quelli che sono stati tanti anni di vita aziendale.

Benissimo. Parlavamo, poco prima dell’intervista, del fatto che c’è una foto emblematica all’interno del libro, nella quale ci sono le nuove generazioni che stanno prendendo la direzione della SAIMA. Tu stessa mi hai detto che queste sono delle nuove generazioni che, da un punto di vista manageriale, stanno collaborando come se fossero all’interno di una famiglia; quindi, il titolo del libro è un titolo attendibile, un titolo che descrive quello che è il segreto del successo della Saima.

Siccome ci seguono tanti imprenditori, posso chiederti qual è il segreto per creare un’azienda che lavora e cresce come una famiglia?

Il segreto è avere dei principi, un senso civico e, soprattutto, rispetto per gli altri.

Credo che questa sia la cosa più importante, dal più piccolo collaboratore ai titolari dell’azienda. Credo che siamo tutti investiti di questa missione: essere aziendalisti non è una parola, non si viene a lavorare solo per guadagnare qualcosa, si viene a lavorare perché si vive insieme e si costruisce qualcosa.

Questo è il vivere più sostenibile in azienda, ormai questa parola ha invaso i giornali, usiamola anche noi! Nel nostro libro Una famiglia nel mondo, non c’è la storia della famiglia del Mulino Bianco dove tutto sembra una favoletta, ci sono momenti difficili, momenti più facili, ci sono dei veri dubbi chiariti in divenire.

Il futuro fa sempre parte di questo bellissimo punto interrogativo in cui le forze dei giovani nuovi manager, che hanno portato la loro creatività ma, soprattutto la passione per poter andare avanti nel mondo, partendo da basi solide.

É questa è la gioia che possiamo offrire ai nostri figli permettendogli di diventare ancora più grandi. Essere piccoli è più facile; essere grandi, oggi, comporta di trovarsi a combattere con le multinazionali, e non è semplice. Però vedo che, sia mio figlio, sia i figli degli altri soci, sono molto bravi, attenti, alle richieste del mercato. Abbiamo affrontato questi due anni di pandemia e per noi il lavoro è sempre andato avanti, non si è mai fermato. Abbiamo creato nuovi prodotti per l’esigenza del mercato.

Ti dico una cosa sugli autobus. Dai telegiornali emerge che uno dei motivi di pericolosità di questo virus riguarda gli assembramenti sugli autobus. Nessuno ha mai parlato dei tornelli che sono l’unico modo per poter contingentare il flusso delle persone che salgono sugli autobus. Come mai hanno fatto i banchi con le ruote che servono per assembrarsi ancora di più? Perché con i banchi con le ruote, i bambini e i ragazzi, a scuola, si avvicinano molto di più. Questi signori, anche del Governo, ci mettono intralci, regole, degli ostacoli che sono poi difficili da superare, perché le aziende investono nella ricerca.

E poi, quando ci sono delle soluzioni valide, nessuno le vede. Non si sa come mai. La mia non è polemica, è per dirti che tra le pagine si vede che noi, da anni, abbiamo fatto un tornello per contingentare l’ingresso sugli autobus, che è veramente l’unico modo per arrestare un virus pericoloso, che nessuno prende in considerazione. Si va avanti dicendo “Vaccina”. Certo che ci vacciniamo, ma facciamo anche in modo di avere altri mezzi per poterci difendere.

Quindi, la SAIMA si è dimostrata, anche in questo, abbastanza resiliente, propositiva, e questo si vede chiaramente nelle pagine, si vede che le soluzioni sono state fatte già da anni. Ad esempio, le persone che prendono gli autobus e non pagano i biglietti: è nato da questo problema il primo “Welcome Bus” che è un tornello con una vocina che dice “Devi pagare” oppure, in qualche modo, ti consiglia di farlo.

Questa credo sia stata una delle prime regole che abbiamo difeso. Sono il rispetto, la competenza e lo studio continuo del mercato e di quello che, intorno a noi, si sta verificando.

SAIMA propone grandi quantità di tecnologie che, da quel poco che ho potuto vedere, hanno comunque una base creativa importante, laddove proponete soluzioni inventate per risolvere problematiche richieste dal mercato.

L’altra domanda che vorrei farti, perché mi ha incuriosito il tuo precedente discorso, riguarda l’utilizzo del libro in modo strategico all’interno dell’azienda.

Secondo te, può essere utile questo libro per aumentare la coesione aziendale e per condividere la mission, la vision dell’azienda in maniera ancora più solida rispetto a quanto avete già fatto fino adesso?

Spero di sì.

Non sono io a doverlo dire ma, sicuramente, penso che questo libro potrà rafforzare soprattutto la nostra esperienza, quella dei soci senior, e potrà essere anche un segnale per i giovani, per poter andare avanti. Ancora non sono stati consegnati tutti i libri. Il Natale è vicino e sarà fatto!

In realtà, una delle motivazioni più importanti, che ci hanno portato a pubblicare questo libro, è quella di renderci più uniti.

Orietta, ti ringrazio.

Un’ultimissima domanda: tu sei una giornalista e hai pubblicato dei libri importanti, stai pubblicando un ulteriore testo quindi ti stai affidando a degli editori importanti.

Il prodotto editoriale che abbiamo creato con un’autopubblicazione è una pubblicazione dettata fondamentalmente attraverso le linee guida di Amazon, per la creazione del prodotto fisico, mentre da un punto di vista interno e strutturale abbiamo lavorato insieme.

Qual è la tua opinione sul prodotto che è stato creato?

Sono contenta di questo. Ero abituata a lavorare da sola ed è molto pesante a volte. Non sempre c’è stata, forse, questa condivisione dell’impaginazione. Mi è mancata un pochino una vicinanza con il tecnico che impaginava i prodotti, che sono talmente tanti e che capisco non sia sempre facile fare.

Ecco, per esempio la traduzione in inglese, spero sia in un buon inglese e sono curiosa di sentire cosa mi diranno i nostri amici stranieri, però ancora nessuno ha detto niente. Tutto tace, ma spero proprio che sia una buona traduzione.

Questo è stato per me l’aiuto più grande perché fare un libro bilingue non è da tutti e credo che sia, ormai, una regola anche per il futuro, perché stiamo diventando sempre più globalizzati e internazionalizzati, e mettere un libro bilingue è un segnale di essere all’avanguardia, di essere proiettati nel futuro.

Sì, è proprio una difficoltà anche dal punto di vista tecnico-grafico.
Il grafico ha dato qualche piccola difficoltà, però alla fine l’abbiamo risolta e, come voi, mi auguro che possa essere piacevole.
Grazie Orietta per il tuo contributo.
Grazie a te, a Mauro e a tutti i collaboratori.
A presto, grazie.
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