Benvenuti in questa nuovissima intervista di Bookness. Dall’altra parte abbiamo il dott. Fabio Piccini e per me è un grande onore ospitarlo! Ho avuto la fortuna circa tre mesi fa di imbattermi in questo suo libro “Tecniche di Biohacking” e leggendolo ho imparato delle cose straordinarie per quel che riguarda il benessere, innovative e anche controintuitive. Il dott. Piccini è un autore che su Amazon vende tantissimo auto pubblicandosi e questa cosa ovviamente mi ha molto incuriosito. L’ho quindi contattato per approfondire questi aspetti assieme a lui ed oggi per fortuna è qui e può rispondere alle mie domande. Dott. Fabio Piccini, può presentarsi per dirci ecco di che cosa si occupa?

Sono laureato in medicina e chirurgia all’università di Modena, ho un master in sport nutrition conseguito in Canada, un dottorato in scienza della nutrizione conseguito nell’asta politecnica delle marche e un training come psicanalista junghiano conseguito tra Milano, Roma e Zurigo. Attualmente sono didatta della società internazionale fondato da Carl Gustav Jung.

Di che cosa mi interesso?

Di nutrizione, sia dal punto di vista metabolico che dal punto di vista psicologico e più o meno di questo ho sempre scritto in un modo o nell’altro.

Molto interessante questo aspetto della nutrizione da un punto di vista psicologico e su Amazon e su qualsiasi bookstore possiamo trovare moltissime pubblicazioni. Ma che cosa significa?

Più che psicologico, direi anche psicologico nel senso di nutrizione dal punto di vista olistico, globale. Secondo me è un errore che molti fanno è di guardare alle problematiche nutrizionali in maniera monodimensionale e quindi solo dal punto di vista metabolico o solo dal punto di vista psicologico, ed è una cosa che viene naturale se non si ha un’ampia formazione per poter includere entrambe le cose.

Ho avuto il caso e la fortuna di trovarmi ad avere la formazione necessaria per guardare le cose da entrambi i punti di vista e quando ho cominciato a farlo, mi sono reso conto che questa era una cosa utile dal punto di vista professionale ed è ancor più utile quando si cerca di comunicarla.

Possiamo quindi trovare sia delle sue pubblicazioni con importanti editori che sue pubblicazioni in Self Publishing. Quindi per dar seguito all’interesse degli ascoltatori che ora ci stanno seguendo, qual è quindi la sua scelta? Quali sono i criteri che determinano il fatto che lei pubblichi con editore oppure pubblichi in autonomia?

Faccio un passo indietro, forse doveroso per tutti gli ascoltatori. Ho cominciato a pubblicare molti anni fa quando di fatto esisteva un unica via maestra per pubblicare ovverosia trovare un editore che ti producesse un testo. Il mio primo editore fu Hilary De Angelis che con il brand Franco De Angeli mi pubblicò un libro sugli insuccessi in psicoterapia.

Fu un libro scritto insieme a Daniela Bavestrello e trovammo una serie di contributi provenienti da diversi colleghi oltre ad aggiungerne di nostri. Il libro ebbe una certa fortuna sul mercato editoriale perché parlava di insuccessi in psicoterapia, una cosa di cui nessuno aveva mai parlato prima e questo permise al libro di avere un discreto successo sul mercato editoriale.

Quella esperienza che risale al 96 poi mi diede la possibilità di aprirmi in una serie di opportunità sul mercato editoriale. A quello seguirono altri libri uno sui disturbi del comportamento alimentare e poi altri diverse applicazioni della psicologia alla nutrizione. La cosa andò avanti e tutto sommato abbastanza bene fino a che nel 2013 non incappo in un evento sfortunato e cioè dopo aver pubblicato con diversi editori finii a pubblicare con una casa editrice che purtroppo andò fallita nemmeno un anno dopo dall’uscita del mio libro. Un libro sul digiuno intermittente che stava vendendo molto bene, talmente bene che ero stato addirittura invitato anche a “Porta a Porta”.

Questo dà un’idea del successo editoriale che il titolo stava avendo però io non vidi mai alcun beneficio economico dalla vendita di quel libro perché l’editore fallì e siccome siamo purtroppo in un paese dove le procedure fallimentari possono durare secoli, chiaramente io mi trovai un po’ spiazzato non tanto per la per la perdita economica quanto per una cosa molto più grave di cui me ne resi conto ben presto dopo aver contattato un avvocato; quando succedono queste cose l’autore non può rientrare in possesso dei suoi diritti anche se di fatto il suo lavoro non è stata in alcun modo compensato, perché questi diritti passano in automatico a un curatore fallimentare che a tuttora sta curando il fallimento.

Questo è un grosso problema e questa fu la vera motivazione per cui dopo essermi disparato per qualche settimana e aver speso dei soldi in consulenze legali, decisi di mettermi a fare Self Publishing.

Io ho a che fare quasi settimanalmente con formatori, liberi professionisti e in alcuni casi anche con dottori. L’obiezione che mi sento ripetere ogni tanto è questa: “ma se pubblico come libero professionista o come esperto in un settore un libro in self publishing, risulto poco attendibile o poco autorevole rispetto a pubblicarlo con editore…”.

Secondo lei è corretta questa obiezione oppure oggi le persone se trovano dei contenuti di qualità non fanno differenza tra editore e self publishing? E lei quali risultati sta riscontrando con le vendite in self publishing?

Secondo me l’autorevolezza non te la da un libro ma la dà il fatto di essere una persona che dimostra con i fatti, con la sua professionalità e con le sue competenze di essere autorevole.

Poi tutti sappiamo che esistono un sacco di personaggi dalla dubbia professionalità che vendono libri ma questo è un altro discorso. Credo che oggi giorno sia paradossalmente più difficile e più facile allo stesso tempo diventare degli autori riconosciuti a livello commerciale; più difficile perché non è facile partire e costruirsi una professionalità, più facile perché è permesso a tutti ogni giorno l’accesso degli strumenti editoriali come quelli appunto di Self Publishing Vincente che consentono pressoché a chiunque di potersi pubblicare il proprio libro.

È chiaro che per pubblicare un libro, al di là della avere una piattaforma che ti permette di trasformare le tue idee in qualcosa di realizzato, ci vogliono delle idee e ci vogliono delle cose che può essere sensato comunicare, ci vuole un buon modo per farlo e una buona competenza per farlo che una cosa che si acquisisce facendo.

Cioè voglio dire, se sentite il primo disco di qualsiasi band non è granché. Quando incomincio a sentire il terzo, il quarto allora mi viene voglia di sentire anche tutto il resto e anche di perdonare gli errori di partenza.

Quindi ritornando un po’ alla domanda precedente in base alla sua esperienza consiglierebbe comunque la pubblicazione in self publishing anche a un professionista, un dottore come sta facendo lei?

Credo che chiunque senta di avere qualcosa da dire farebbe bene a provare a scrivere un libro. Farebbe bene a provare a comunicarlo tramite un libro perché oggi è più facile farlo di dieci o venti anni fa è perché attraverso il self publishing si può avere una soddisfazione economica che a meno che tu non sei uno scrittore di best seller con editore non avrai mai in termini di compensazione.

Un editore ti darà delle royalty che raramente supereranno 8% al netto delle detrazioni fiscali mentre una vendita online nel momento in cui un autore diventa l’editore di se stesso può darti dal 40% al 50% per cento del prezzo del libro sul mercato e questo fa una grande differenza per l’autore stesso.

Poi va da sé che se un autore piace ogni libro che esce ravviva le vendite dei libri scritti in precedenza e quindi si crea una sorta di cross selling continuo che alla fine fa girare un volano che permette di poter vivere, ovviamente entro certi limiti, anche di una professione come quella di editorialista, di scrittore, di autori di libri.

Lei mi ha confidato che Amazon lo ha premiato come uno dei saggisti più venduti in assoluto in italia. È corretto?

Tre anni fa quando Amazon ha deciso di fare per la prima volta in italia una delle sue sessioni di Amazon Accademy la fece a Milano al museo della scienza e della tecnica.

Io fui il saggista invitato da Amazon Italia perché ero il saggista che vendeva di più, il publisher che vendeva di più in merito ai saggi scientifici. Questo dimostra che si possono avere dei concreti vantaggi economici a fare questa professione che può diventare una professione o comunque può essere una specie di secondo reddito utile nel momento in cui diventa ragionevolmente alto.

Per ragionevolmente alto intendo una cifra che oscilla mensilmente tra i 1.000 i 2.000 euro. Probabilmente se pensate di dover vivere con questo effettivamente è poco ma se pensate di aggiungerlo a un altro tipo di stipendio è come avere una piccola pensione e non è una cattiva cosa.

Assolutamente! Poi c’è quel tipo di guadagno cosiddetto “indiretto” che per professori, imprenditori, esperti arriva successivamente grazie agli acquisti fatti dalle persone che sono state educate ed informate in maniera precisa ed esaustiva dal libro sui propri servizi o sui propri prodotti .

Quindi quanti libri in self publishing ha pubblicato sinora?

Se dovessi dirvi il conto esatto non mi ricordo se siano cinque o sei però diciamo che praticamente la metà dei libri che ho pubblicato attualmente li ho pubblicati in self publishing.

Suggerisco agli altri autori o gli aspiranti tali di pubblicare due libri autopubblicati per ogni libro pubblicato con la casa editrice grande o piccola che sia. Non è importante che sia grande perché questo permette di avere un qualche libro che gira per le librerie e in più tanti altri libri che girano su Amazon e sulle altre librerie virtuali.

Molto interessante questo aspetto anche se negli ultimi mesi c’è stato il lancio da parte di Amazon del servizio “Amazon Business” per le librerie che permette ad un libraio di comprare un libro in self publishing pubblicato da Amazon con il 35% di sconto e con un reso gratuito di 120 giorni. Quindi se i librai avessero la voglia di prendere in mano questa opportunità anziché criticare Amazon, si potrebbe ulteriormente allargare in maniera fattiva la distribuzione dei libri in self publishing anche alle librerie. Proprio perché ce l’hanno tutti con Amazon, con questi nuovi servizi che secondo me i librai dovrebbero sfruttarlo a loro favore. Purtroppo i librai oggigiorno sono come i panda, una specie da proteggere. Si stanno estinguendo e ci sono sempre meno librerie, sempre meno librari quindi purtroppo credo che anche questo tentativo disperato di salvare la categoria non so quanti effetti sortirà e per me è un peccato che si estingua la categoria dei librai!
Purtroppo è uno degli effetti collaterali del mondo globalizzato.

Quali sono i suoi progetti futuri dottore? Pubblicherà nuovi libri?

In questo momento ho due o tre libri in testa però ho in testa anche un sacco di altre cose che devo fare. Sinceramente in questo momento i libri non rientrano alla mia priorità e tra l’altro non mi vergogno a dirlo ho un libro, che voi stessi mi avete mi avete editato, che devo ancora finire di fare l’upload e metterlo su Amazon.

Quindi da questo punto di vista non so quando metterò le mani su un nuovo libro, però qualcosa devo fare perché giustamente l’editore di se stesso è come un qualsiasi editore e deve continuare a pubblicare.

Quindi è importante che appena abbia qualcosa da dire non lasci le idee nella sua testa ma le metta fuori un po’ come avere troppi soldi sul conto corrente se stanno lì non rendono niente conviene investirli da qualche parte perché in questo modo lavorano per voi e vi portano un qualche beneficio, un qualche utile.

Credo sia anche un dovere sociale e culturale perché la conoscenza va condivisa soprattutto quando la conoscenza è qualcosa di questo tipo, così nuova e così interessante perché effettivamente scoprire dei concetti che la medicina tradizionale per anni ci dicono essere l’opposto a volte ti permette di vedere veramente con maggiore consapevolezza la tua condizione psicofisica, come è successo per me grazie a questo libro e ti permette quindi anche di migliorarti e lei al di là del fatto che vende libri migliora le persone che leggono questi libri e questo è un valore sociale credo superiore a qualsiasi altro tipo di speculazione o di qualsiasi altro tipo di guadagno ristretto.

Io personalmente credo che questo discorso valga un po’ per qualsiasi autore. Sono riconoscente ha un sacco di autori, alcuni che mi hanno insegnato a fare cose apparentemente banali tipo alcuni esercizi fisici, a smontare il motore di una motocicletta piuttosto che a imparare una lingua. Un buon libro ti dà sempre qualcosa. Il problema è che molte persone vorrebbero scrivere un libro però hanno paura di essere banali di dire cose che qualcun altro ha già detto.

Di fatto ogni giorno tutti diciamo cose che più o meno qualcun altro si tratta di trovare un modo decente, affascinante, comunicativo per dire queste cose e questa è la cosa più difficile ma nel momento in cui uno comincia a provarci, un libro tira l’altro e si migliora pian piano finché ad un certo punto può diventare una piccola fonte di reddito che secondo me di questi tempi non è da buttare via perché la conoscenza ha un valore.

Dove possiamo trovarla o contattarla?

Mi potere scrivere sulla mia email f.piccini@univpm.it oppure mi trovate su facebook o twitter ma non in tanti altri posti.

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