Roberto Ripa calciatore professionista presenta libro

Ciao a tutti e benvenuti in questa nuovissima intervista di Bookness.

Per me è veramente un grandissimo piacere avere dall’altra parte Roberto Ripa autore del libro “Il mio mister è un grande”, come allenare giovani calciatori e farli diventare adulti migliori.

Il libro tratta del ruolo e della responsabilità sociale dell’allenatore della scuola calcio e, a presentarlo, un vero professionista di serie A, Roberto Ripa.

Dicci chi sei e di cosa di occupi.

Raccontaci brevemente la tua storia.

Ciao Emanuele e grazie per l’opportunità.

La mia vita è incentrata sul calcio da sempre, faccio calcio da quanto ero piccolo, poi, crescendo, è diventata la mia professione.

Smettendo quella da calciatore ho iniziato quella da dirigente sempre nel calcio professionistico, fino ad oggi che mi sono dedicato in maniera specifica ai giovani e sono direttore tecnico di una squadra AC.

Bene, quindi c’è stata una evoluzione coerente, prima calciatore di serie A, poi dirigente di squadre di serie A e adesso riversi tutta questa esperienza per educare dei giovani talenti.

Questi tre passaggi che ti ho evidenziato fanno da preludio a un quarto passaggio che è quello di divulgare queste tue conoscenza su una scala ancora più ampia attraverso una pubblicazione editoriale.

Com’è nata dentro di te questa necessità di portare fuori queste conoscenze attraverso un libro?

Lungo il mio percorso c’è stata sempre una propensione a cercare di aiutare i giovani lungo il loro percorso di crescita.

Naturalmente erano giovani già cresciuti e quindi già quasi maturi.

A vent’anni non sono più nell’età sensibile ma hanno comunque bisogno di essere accompagnati nel percorso professionistico e il mio ruolo mi consentiva di continuare questa mia passione.

Nell’ultimo anno e mezzo questo percorso è cresciuto in maniera esponenziale perché sono andato proprio sul campo durante gli allenamenti a cercare di creare un rapporto e una relazione particolare con questi giovani in modo tale da poter educare.

Cioè tirar fuori, come dice l’etimologia della parola, le loro capacità migliori, indipendentemente dalle capacità tecniche, sicuramente anche quelle, ma consentire loro di avere gli strumenti per far sì che nel loro cammino di crescita possano far fronte alle vicissitudini della vita e avere gli strumenti nella gestione delle emozioni, nella comunicazione.

Insomma, tutto quello dove loro possono essere persone migliori quindi diventare, come dico nel sottotitolo, persone migliori.

Mi viene in mente una considerazione ora legata allo sport che amo nel mio profondo, il ciclismo.

Fino a qualche decennio fa un ciclista e parallelamente anche un calciatore, quando veniva intervistato rispondeva sempre con frasi tipo: “Sono felice di essere diventato primo” o “Sono felice di essere in testa”.

Questo per dire che erano delle persone che fin da piccole si erano dedicate allo sport e non avevano curato tanto l’istruzione personale.

Ciò che invece sta succedendo nel mondo dello sport, nel ciclismo e nel mondo del calcio, è maggiore propensione degli atleti verso una formazione personale, e tu stesso mi hai confermato che sei un grande appassionato di formazione e miglioramento personale.

Sei d’accordo con me che questo trend è sempre più in crescita?

Sicuramente sono cambiati i tempi.

Oggi nel mondo attuale con la tecnologia che tutti abbiamo sotto mano, l’ignoranza è una scelta, quindi fai veramente fatica a non aver conoscenze.

Quindi io credo che ci sia stata un’evoluzione anche negli studi, nel cercare di esser curiosi per quanto riguarda la crescita personale ma nel libro io mi rivolgo a quelle persone che hanno relazioni con i ragazzi nelle età sensibili, età che vanno dai 6 ai 15 anni.

Questo non toglie che, dopo i 15 anni, non ci siano capacità da parte dell’adulto di “influenzare” il ragazzo ma, nelle età sensibili, qualsiasi relazione abbiamo con i bambini/ragazzi diventa per loro quasi dei mantra.

Tutti noi ricordiamo le prime parole che ci diceva l’allenatore, per quanto riguarda le persone che hanno fatto sport, o l’istruttore o un insegnante di piano piuttosto che una maestra.

Ricordiamo le esatte parole che ci proferivano.

Questo significa che tutte le persone che si relazionano con i bambini in età sensibili vanno a creare dei programmi mentali che possono essere costruttivi o distruttivi.

Quindi il mio libro è rivolto a tutte quelle persone che si relazionano con i bambini/ragazzi e alla loro responsabilità sociale perché, cercando di aiutarli nel loro percorso di crescita e dandogli gli input giusti, possono avere gli strumenti necessari per diventare persone migliori.

C’è proprio una responsabilità nei confronti di questi educatori.

Io vi parlo di allenatori ma un insegnante, un istruttore, un educatore è anche un allenatore; anche un genitore è un allenatore.

Quindi lo dico chiaramente anche nella quarta di copertina: un allenatore può costruire o abbattere.

È proprio un appello alla responsabilità di queste persone.

Ho avuto il piacere di leggere in anteprima il tuo libro, a me è particolarmente piaciuto proprio per questo aspetto.

Come il titolo specifica è un libro “settoriale” per gli allenatori prevalentemente di calcio, però tratta la materia con delle angolature così ampie, con delle metodologie così quotidiane che assolutamente è un libro rivolto proprio a qualsiasi tipo di educatore a partire da noi genitori, quindi è un libro che assolutamente può essere letto da chi non si occupa di sport.

Hai detto prima una parola molto interessante, ed è “mantra”. Secondo me, dopo aver letto il tuo libro, il mantra del tuo libro è questo: il mondo ha bisogno di allenatori migliori.

Che ne pensi?

La figura dell’allenatore è una figura importante per questi bambini/ragazzi di cui abbiamo parlato prima.

Quindi in qualche maniera, c’è bisogno di allenatori migliori, che possono essere i genitori, gli insegnanti e i professori o qualsiasi persona che si relazioni con i ragazzi.

Io uso, proprio per la mia esperienza nel calcio, la cosa che mi riesce meglio, cioè cercare di indirizzare la metafora dell’allenatore del calcio proprio per far sì che sia l’esempio calzante per tutti gli sport di squadra, per tutte le persone che si relazionano con i bambini, le persone importanti per loro.

Queste sono delle autorità quando parlano per loro e quindi dobbiamo essere bravi noi ad avere una comunicazione giusta, ad avere un’empatia giusta con i bambini e far sì che utilizziamo una leadership umanistica.

Per leadership umanistica intendo mettere al centro il bambino, non il mio voler diventare allenatore o voler diventare Guardiola, ma in quel momento lì la cosa importante è il bambino.

Ti senti più realizzato come allenatore di calcio, dirigente o educatore/allenatore di giovani atleti?
La realizzazione è una cosa che si conquista piano piano, oggi sei diventato giocatore di serie A, poi sei diventato dirigente di serie A, poi sei un educatore e cerchi di farlo al meglio.

La cosa che mi è piaciuta di più nello scrivere il libro è stato cercare di donare qualcosa, la mia esperienza sia dal punto di vista di crescita personale che dal punto di vista calcistico alle persone che sono appassionate di questo. Il mio intento è stato quello di pensare: a quanti bambini possono arrivare?

A 30, 40, 50 bambini?

Qual è la soluzione per arrivare a più bambini possibili? Andare dagli educatori.

Ognuno di loro avrà a che fare con venti, trenta bambini, se io arrivo a duemila, tremila, cinquemila, diecimila allenatori, probabilmente il messaggio arriverà a più bambini.

Questo può essere recepito in maniera diversa, però l’intenzione è quello che conta.

Certo, dove possiamo trovare il tuo libro?

Lo possiamo trovare su Amazon sicuramente, nel link qui in basso, in tutte le librerie online e offline.

Chi segue Bookness, questo canale, è fondamentalmente un autore, un imprenditore, un libero professionista che ha già scritto un libro o lo vuole scrivere, quindi quali sono i passi che ora stai affrontando per promuoverti?

Questo è uno dei passi che era giusto fare, molto probabilmente andando incontro all’estate e vivendo in un paese di mare vorrei organizzare degli incontri con delle persone che conosco per parlare di questa tematica che mi sta molto a cuore; online in qualche sito dedicato facendo delle interviste come questa.

Credo che un’altra importantissima opportunità che mi si sta palesando è quella di proporla al tecnico di Coverciano, con il quale ho già parlato, perché possa essere preso in considerazione riguardo la formazione degli allenatori dei giovani perché è vero che qualche accenno di comunicazione loro lo fanno nei loro corsi, anche in maniera buona, ma io credo che dare una formazione dedicata esclusivamente agli allenatori per quanto riguarda la gestione delle emozioni, della comunicazione della leadership credo che sia importante.

Quindi è un lavoro che io ho fatto nel libro con il tuo aiuto e con l’aiuto di Bookness di cercare di dare all’allenatore la possibilità di lavorare sulle sue convinzioni, sulle sue abitudini, cercando di far sì che sia un esempio per il bambino nei comportamenti, nella spiegazione di un esercizio in una maniera corretta per quanto riguarda la comunicazione e cercar di capire le esigenze di un bambino qualsiasi esse siano, tecniche, comportamentali o emotive.

Complimenti veramente, quindi arrivare a Coverciano, cioè laddove c’è la scuola del calcio.

Sarebbe fantastico ma non diciamo altro in maniera scaramantica.

L’intenzione di cui abbiamo parlato all’inizio era quella di arrivare a più allenatori possibili e quella è una strada sicuramente importante per questo.
Fantastico Roberto, un’ultima domanda, come ti sei trovato con il servizio editoriale Bookness?

Mi sono trovato bene, so che sono stato un “rompi” su tante cose e quindi vi ringrazio per avermi supportato e anche sopportato, tu Emanuele e il tuo staff di riferimento.

Sicuramente è un’opportunità che si palesa per tutti, per chi ha voglia e intento di dire qualcosa alle persone, che siano imprenditori che vogliano parlare ai clienti o, come nel mio caso, agli educatori o agli allenatori e quindi persone per me importanti a cui mi sono rivolto.

Il libro ti dà sicuramente una grossa opportunità e il self publishing con Bookness, con cui mi sono trovato benissimo, è un consiglio che do a tutti perché ti aiutano a tirar fuori oltre a quello che tu hai anche altro.

E tu lo sai bene, c’era una parte che non volevo mettere nel libro, ma che alla fine mi ha aiutato anche nel mio percorso.

Grazie a te Roberto è stato un onore poter collaborare con un professionista come te.

Vedete qui in sovraimpressione la copertina del libro “Il mio mister è un grande” un libro per ogni educatore, dal genitore all’allenatore.

Grazie Roberto un abbraccio ci vediamo presto e sicuramente facendo qualche aperitivo insieme visto che siamo vicini di casa!

A presto.

Grazie a te Emanuele e un saluto a tutti

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