Paola Rizzitelli autrice libro Turismo Evoluto ed Evolutivo

Ciao a tutti e benvenuti in questa nuovissima intervista di Bookness. Per me è un grande piacere rivedere, ancora una volta Paola Rizzitelli, autrice del secondo libro con Bookness, “Il turismo evoluto ed evolutivo“.

Ciao Paola, come stai? Raccontaci un po’ di te, per chi ancora magari non ti conosce dalle parti di Bookness.

Ciao Emanuele, grazie per questa nuova intervista e per questa nuova collaborazione che c’è stata fra di noi, a distanza di due anni, perché nel 2020 c’è stato il primo libro “Il marketing del benessere” e questo vi fa capire che mi occupo di economia del benessere, marketing e comunicazione.

Grazie a questo primo lavoro sono riuscita a posizionare il mio brand, e a dichiarare proprio i miei intenti di occuparmi di imprese e professionisti che avessero intenzione, che abbiano intenzione di introdurre nel mercato prodotti e servizi utili a migliorare la qualità di vita delle persone e quindi a generare benessere attraverso uno scambio.

Il tuo nuovo libro parla proprio di “Turismo evoluto ed evolutivo“, quindi parli di quelle che possono essere delle iniziative in questo ambito e dei concetti che servono per garantire maggiore sostenibilità per fare in modo che ci siano delle scelte oculate verso l’ambiente, verso l’economia, verso il sociale.

La domanda che ti faccio, allora, a questo punto, è a chi è rivolto questo libro?

Il libro è rivolto a tutti gli operatori del settore turistico, chiunque abbia intenzione di proporre la propria struttura, il proprio paese, il proprio borgo, la propria regione e anche un viaggio, una vacanza, un’esperienza. Ma mi sono accorta, dopo i primi feedback, che essendo un libro che effettivamente è abbastanza semplice, scorrevole e che punta a comprendere il modo in cui dovrebbe essere fatta vivere una vacanza, molte persone non addette ai lavori si sono ritrovate a leggere piacevolmente un libro che poteva essere l’ispirazione a vivere la vacanza in modo più consapevole.

Quindi nel libro parlo in modo diretto a chi offre un’esperienza, una vacanza, un soggiorno. Ma in realtà, attraverso questo anche altre persone possono trovare ispirazione. E ci tengo a precisare una cosa, che il collegamento fra i due libri è molto stretto, perché il turismo del benessere è proprio una di quelle dieci aree, di quei dieci settori che fanno parte della wellness economy ho pensato valesse la pena approfondire per primo, perché è una circostanza in cui veramente abbiamo una grande opportunità di passare un messaggio nuovo, educativo e di dialogare con le persone, fare in modo che chi offre e chi riceve possano co-creare benessere.

Come dice il sottotitolo di questo libro, quindi, ci sono parecchi collegamenti. Il turismo evoluto ed evolutivo richiama diverse volte anche il marketing del benessere, perché alcune regole di comunicazione e marketing vengono applicate a questa idea di turismo.

“Certo non dimentichiamo che il tuo primo libro, “Il Marketing Del Benessere” che è stato utilizzato di recente dall’Università di Savona. Dimmi se sbaglio Paola, alla facoltà di Economia come testo didattico ufficiale.

Come testo per l’esame di comunicazione etica di impresa, è un esame facoltativo dell’università, al campus di Savona, a Scienze della Comunicazione.
Questo è un risultato fantastico, perché con l’editoria indipendente siamo riusciti, sei riuscita ad arrivare ad assegnare questi testi a degli studenti che solitamente sono abituati a prendere dei testi dalle solite case editrici che sono, mi viene, in partnership. Ma dovrebbe essere un termine un po’ più denso, un po’ più forte con le università, e questo dà ulteriore valore a quella che è la tua attività di studiosa ricercatrice e sperimentatrice.

Poche persone come te in Italia in questo ambito hanno questo approccio e vanno così a fondo, guardando però in avanti. Quindi il turismo evoluto ed evolutivo è una branca della wellness economy. È assodato. Ma spiegaci meglio che cos’è questa wellness economy.

La wellness economy è un settore molto ampio che sta generando da diversi anni un fatturato interessante, tant’è che il Global Wellness Institute, che è un istituto di ricerca ed osservazione del settore, ne sta osservando il trend ed è riuscito a dare una definizione molto chiara del wellness corredato alla wellness economy.

Cioè se il wellness è una ricerca costante di stili di vita, abitudini e comportamenti che possono condurre le persone verso una condizione di salute olistica, la wellness economy sono quelle imprese, quei professionisti che con prodotti e servizi permettono alle persone di raggiungere quella condizione di salute mistica.

Quindi il fatturato che viene generato è un fatturato che ha allo stesso tempo aiutato a migliorare una qualsiasi situazione di una persona che è in un settore determinato, ha bisogno di un miglioramento e quindi lì rientrano il settore dell’alimentazione, del personale, dell’edilizia sostenibile, del benessere in azienda, del turismo, della bellezza, della ricerca preventiva e di tanti altri settori che effettivamente sono molto interessanti.

E ti do una novità che penso che poi verrà inserita nella seconda edizione del “marketing del benessere” che mi appresto a creare. C’è un undicesimo settore che ha creato, che è il benessere mentale. Cioè è stato riscontrato che, dopo la pandemia, anzi in occasione della pandemia, è cresciuto tantissimo l’investimento delle persone verso tutti quei servizi, prodotti che possono servire ad aiutarci a far fronte agli stress, alle pressioni, alle difficoltà quotidiane. Prima di parlare di patologia mentale, ma proprio di prevenzione. Perché? Perché le relazioni, il lavoro, la vita quotidiana sono diventati più difficili da affrontare e quindi è cresciuto questo trend.

Sì. Poi quello che ho notato nel tuo libro è un aspetto fondamentale che non vorrei che chi ci segue in questa fase abbia dei fraintendimenti. I tuoi studi vanno verso un obiettivo di benessere. Ovviamente questo benessere è un benessere, abbiamo detto di tipo ecologico, di tipo psicofisico, ma per il target a cui ti rivolgi, anche e soprattutto, direi, finanziario.

E da questo punto di vista ti devo dire che proprio ieri ero al telefono con un imprenditore di Reggio Calabria di una serie di stabilimenti balneari e mi parlava proprio del fenomeno che lui sta sviluppando, della destagionalizzazione e che all’interno del tuo libro è ben riportata.

Parlaci di questo concetto, dove in particolar modo in Italia va ad abbattere secondo me un certo tipo di falsi miti e pregiudizi che sono belli radicati.

Partiamo da un concetto fondamentale: chi ama stare bene, chi cerca attraverso un’esperienza turistica umana, la salute e l’equilibrio, il rigenerarsi non cercherà un momento, il momento in cui tutti si precipitano in vacanza, contemporaneamente, nello stesso posto, quindi non ama il turismo di massa. Il turismo di massa è abbastanza deleterio per un territorio, per la qualità della vita dei suoi abitanti, ma anche per il turista stesso che va in un luogo dove dovrebbe stare meglio e invece si ritrova a far fronte a tutta una serie di problematiche.

Per cui il momento in cui inizio ad apprezzare altri aspetti del benessere e quindi come mangio, come dormo, come mi muovo, come mi relaziono, la sostenibilità, il mio contributo alla sostenibilità ambientale, quando do valore al benessere spirituale, cioè quella possibilità attraverso una passeggiata, una meditazione, lo yoga, un bagno in un momento in cui, anche se l’acqua un po’ più fresca, non c’è molta gente.

Se inizio ad apprezzare una serie di componenti del benessere finora trascurati, allora il momento in cui vado in vacanza diventa più utile se non è lo stesso momento di tutti gli altri italiani, perché in Italia, ahimè, abbiamo anche una tendenza a prendere le ferie tutti nello stesso periodo. Io mi auguro che questa abitudine cambi, perché anche questo che potrà aiutare le persone a scegliere altri momenti per andare in vacanza e soprattutto potrà aiutare le strutture a poter allungare la stagione, perché non è detto che debba essere allungata solo con gli stranieri.

Può essere allungato anche con gli italiani che hanno, sono circondati da bellezze pazzesche e che magari hanno voglia di vivere meglio, non ad agosto, ma magari a maggio, a ottobre e ad aprile. A marzo ci sono tanti periodi dell’anno in cui il mare e la montagna, per esempio, anche la città, hanno un fascino migliore.

Esatto. Poi nel tuo libro dici che il turismo ha un ruolo educativo, che cosa intendi da questo punto di vista?

Allora, se tu ci pensi, quando noi andiamo in vacanza un po’ abbassiamo la guardia, siamo un po’ più aperti, siamo anche un po’ più curiosi, siamo un po’ più rilassati. E perché non sfruttare tra virgolette quel momento per aiutare le persone o essere noi stessi predisposti a imparare qualcosa di nuovo? Quando sono in vacanza, tante volte ho imparato una cultura nuova, un piatto nuovo. Ho imparato delle pratiche, degli sport, ma ho anche imparato dagli abitanti determinati modi di vivere.

Ho imparato qualcosa che avesse a che fare con la sostenibilità e quindi quello che succede è che durante una vacanza, se io mi pongo nell’ottica di passare un messaggio e far apprendere attraverso l’esperienza. Si parla tanto di esperienza. L’esperienza a che cosa serve? Non deve servire a distrarci da quello che abbiamo lasciato a casa. Non deve servire soltanto ad ammazzare il tempo, ma, poiché attraverso l’esperienza noi apprendiamo, può servire a capire, ad apprendere sia quello che c’è intorno, ma anche quello che c’è dentro noi stessi. E quindi diventa una educazione.

Cos’è che abbiamo bisogno oggi di passare alle persone? Quali messaggi? Qual è il male più grande che stiamo vivendo? La precarietà della nostra salute? Un ambiente, risorse ambientali che ci stanno consumando? Relazioni che non vengono vissute appieno? Emozioni che non sono conosciute? Beh, allora perché non approfittare della vacanza e dell’esperienza per passare questo tipo di contenuti? Educare significa appunto imparare a vivere meglio.

Benissimo, vedete in sovraimpressione la copertina del libro, “Il turismo evoluto ed evolutivo, strategie per co-creare benessere collettivo attraverso l’esperienza”. Keep wellness, live better. Ok, e questo è il messaggio sotto il sottotitolo Questo è un libro, Paola ce l’ha detto, per chi opera nell’ambito turistico. Però, alla luce di questa chiacchierata, che per me è interessantissima, credo possa interessare anche un pubblico un po’ più ampio.

Chi magari guarda in avanti, chi pensa a un futuro sostenibile per i nostri bambini, chi può guardare alle nostre vacanze in un’ottica diversa, andando anche ad ottimizzare un certo tipo di situazioni grazie ai consigli che Paola stessa ci ha dato all’interno di questa, secondo me, bellissima intervista. Paola, ti ringrazio.

Quando passi nelle Marche, se vuoi fare un po’ di wellness economy e magari un aperitivo, io sono disponibile, quindi aspetto un tuo riscontro.

Volentieri. Grazie.
Un abbraccio, a presto. Ciao.

Ciao, a presto.

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