Maurizio Bellante imprenditore pubblica libro Senza girarci troppo intorno

Ciao a tutti e benvenuti in questa nuovissima intervista di Bookness. Per me è veramente un onore avere dall’altra parte Maurizio Bellante. Maurizio, imprenditore seriale, ma soprattutto autore del libro “Senza girarci troppo intorno”.

Un breve compendio che, poi, tanto breve non è, Maurizio è molto esaustivo sugli antichi dubbi di un imprenditore moderno. Ciao Maurizio, dici chi sei e di che cosa ti occupi più nel dettaglio.

Ciao Emanuele, ciao a tutti. Beh, allora, come hai già accennato, sono un imprenditore. Guarda, a me il termine imprenditore seriale, onestamente, non è mai piaciuto, però in effetti tutti mi dicono che però quello è, nel senso che questa attitudine a vedere business e a impacchettarli sotto forma di aziende mi ha portato nel tempo effettivamente ad avviare diversi progetti, diverse start up e diverse aziende e fare impresa e questo libro è un po’ il riassunto di questo percorso.

Non è un libro che parla della mia vita, lo voglio dire perché in tanti mi dicono: “Ah, ma è la tua storia imprenditoriale”. In realtà no, è un libro che racconta l’evoluzione di un imprenditore, perché quello che ho scoperto, ho capito, sulla mia pelle, è che ovviamente imprenditori un pochino lo si diventa. Ci sono scuole che, magari anche importanti come università, che ti danno una chiave molto teorica, c’è la pratica di chi lavora sul campo, come nel mio caso.

Vengo da una famiglia di commercianti, e quindi ho visto fare impresa fin da piccolino. Però in realtà poi il fare impresa prevede tantissime altre cose che sono imponderabili e che non si possono mettere su carta, che non si possono prevedere e, soprattutto, questo è un elemento molto importante in un mondo che cambia costantemente. E anche in questo viaggio, attraverso questo libro, voglio raccontare proprio questo cambiamento, è imprevedibile.

Imprevedibile pensare che cosa potrà succedere tra 10 anni, come 10 anni fa o 15 anni fa, nessuno di noi poteva pensare a quanto il mercato avesse avuto in termini di evoluzione in tutto questo tempo e in effetti, mi occupo di questo. Mi occupo di raccontare attraverso le mie aziende, attraverso i miei business, attraverso le mie attività questa fase di cambiamento, questo è quello che mi piace, ma soprattutto come poter sfruttare questo cambiamento, appunto, per fare impresa, per fare attività e per fare anche condivisione.

Perché poi l’impresa è anche una condivisione, dal mio punto di vista personalissimo non è soltanto, profitto, ma è esperienze, conoscere persone, il bene e il male delle persone, quindi, è riuscire a trarre da tutte le esperienze, anche quelle che sembrano a prima vista negative, trarre il giusto insegnamento per poter arrivare magari a migliorarsi, a cambiare strategia.

Sì Maurizio, molto interessante. Questa mattina ero in call con un noto formatore e mi ha detto una frase che ha riportato il mio pensiero sul tuo libro, che ho avuto la possibilità di leggere in anteprima, avendo pubblicato con Bookness, e questa persona mi ha detto: “Guarda che un imprenditore è condannato ad essere una persona positiva.

Un imprenditore ne deve superare talmente tante che non può permettersi di essere pessimista”. Allora ho pensato al tuo libro, perché tu parli dell’importanza del miglioramento personale, della formazione. Ecco, che cosa ne pensi di questa considerazione?

Penso sia una considerazione fantastica, veramente incredibile. Mi trova perfettamente d’accordo, anzi mi dovrai dare il nome e mi presenterai anche questa persona, perché siamo davvero molto allineati.

In realtà nel libro quello che ho cercato di evitare di voler fare il professorone, il guru o la persona che ti dà una soluzione. Vengo dal mondo della formazione, ho fatto per 15 anni il responsabile di un ente che si occupava di formazione e ho formato circa 20.000 persone in tutta Italia, veramente tantissime.

Ed è quello che ho voluto evitare, non volevo, non mi sentivo, era un manuale che ti diceva “guarda, puoi fare o devi fare o questa è la strada giusta”. A me piace dire che questo è una sorta di manuale, un compendio, appunto di autoconsapevolezza, cioè quello che ho cercato di trasferire è uno stimolo per pensare e per provare a vedere, attraverso il pensiero laterale, che è un tema che a me piace tantissimo, tante situazioni e tanti momenti o tante difficoltà, sfide o qualunque scenario ci si presenti davanti, da una chiave, da un punto di vista diverso.

Perché quello che ho avuto modo sulla mia pelle di vivere, di comprendere è che alle volte è vero che l’imprenditore deve essere un inguaribile ottimista, ma è anche vero che tante persone, spesso anche gli imprenditori, (mi occupo di consulenza alle aziende e quindi lo vedo, lo vivo) entrano in un vortice negativo e in una spirale negativa, ma in funzione di cose che sono aspettative, obiettivi, idee che poi, analizzandoli bene, sono anche futili.

Spesso ci si rovina delle giornate intere, dei mesi interi, delle settimane intere, e quando poi vai a pensare: ma perché sono stato così arrabbiato? Perché ho risposto male a mio figlio, alla mia compagna, a mia moglie o ai miei collaboratori? Perché ero arrabbiato per una cosa che poi vai ad analizzarla ed era veramente sciocca. Oppure, magari in quel momento, ti ferisce, certo. Però, se tu capisci e provi ad analizzare tante cose da punti di vista differenti, forse ti rendi conto che non c’è bisogno di starci sempre così male.

Oggi ti racconto questo aneddoto, che è nuovissimo. Nel libro racconto, parlo anche del tradimento, inteso come tradimento aziendale, perché in azienda questa è una cosa che capiterà sempre. Che ne so, il fornitore che ti fa un brutto scherzo. I collaboratori o i dipendenti che magari se ne vanno ed aprono l’azienda concorrente rubandoti delle idee. L’ex socio. Ne ho viste di tutti i colori.

Oggi ho visto un video, pensa questa cosa che buffa, dove un’azienda creata ormai qualche anno fa, otto anni fa, nove anni fa, da due miei ex direttori commerciali che hanno totalmente clonato un’azienda, cioè copiato l’idea, hanno copiato il know-how, rubato. Insomma, non sto neanche a parlare. Questo video, qui è dove loro raccontano la loro azienda, ma come se veramente l’idea fosse loro, è stato creato addirittura da un mio ex socio e, vedendo questo video, sorridevo. Sorridevo, perché invece che arrabbiarmi, che tanto a che serve arrabbiarsi no, sorridevo. Perché, dicevo: vedi, alla fine, che cosa ho fatto? Ho creato un mercato, ho comunque creato ricchezza.

Certo, imprenditorialmente ed egoisticamente, noi, come persone, siamo spesso portate a dire: però non ci guadagni da quella cosa lì. Sì, è vero, non ci guadagno. Però se il nostro lavoro come imprenditore è anche un lavoro sociale, è anche vero che delle famiglie vivono su quella iniziativa lì, delle famiglie vanno avanti, dei figli, vanno a scuola, delle persone si comprano case, gira l’economia.

Quindi come imprenditore hai dato la tua scintilla, la tua spinta sociale. Allora è un modo diverso per vedere una cosa che, fino a qualche anno fa, magari, mi avrebbe fatto arrabbiare, ti parlo agli inizi, e che a qualcun altro potrebbe portare dell’astio. Invece mi sono fatto una bella risata. E la mia giornata continua a essere bella, positiva. Intanto non avrei comunque possibilità di cambiarlo questo corso. Questa, è una delle chiavi. Quindi sì, son d’accordo.

Eh sì, questa è una conferma di quello che è, senza usare francesismi, il filo rosso che lega tutti gli argomenti del tuo libro che secondo me è proprio il pensiero laterale, cioè la capacità di vedere le cose con un occhio diverso, un occhio meno afflitto, un occhio più lucido e un occhio che ti porta ad andare avanti anziché a fermarti, a volte andare indietro.

Esatto, infatti questo concetto del pensiero laterale torna diverse volte, anche sulla base anche quando si parla di competenze, cioè del fatto di quanto importante sia per l’imprenditore evolversi. Evolversi vuol dire migliorarsi professionalmente, mettersi costantemente in condizione di poter crescere, nelle condizioni di frequentare persone migliori o più stimolanti. Migliori non vuol dire frequentare soltanto persone ricche o persone di un certo ceto sociale.

Migliore vuol dire che se so in quale direzione voglio andare, beh, dovrò frequentare persone che hanno già intrapreso quel tipo di direzione, semplicemente questo. Quindi il concetto del gruppo di pari, ad esempio, o il concetto della formazione costante, sia formazione tecnica, quindi la formazione professionale, che formazione personale. Perché faccio un esempio che a me piace un sacco, lo uso sempre nei miei corsi di formazione. Quando noi continuiamo a fare formazione, quindi da un punto di vista professionale immettiamo nuove nozioni, è un pochino come se noi prendessimo un grande sacco di farina e lo riempissimo di farina. A un certo punto arriva al colmo, e l’unico modo per poter prendere nuove nozioni è quello di cambiare il sacco e prenderne uno più grande.

E in quel caso la formazione personale consiste proprio nel cambiare sacco, cioè cercare di diventare la miglior versione possibile di noi stessi, superando i nostri limiti, superando le nostre paure, andando anche incontro a quelle cose che fino a qualche anno prima vedevamo totalmente distanti da noi. Perché se non facciamo così, in un mondo che non è in evoluzione ma è in rivoluzione, perché immagina quanti cambiamenti ci sono stati negli ultimi vent’anni.

Cioè anche il fatto stesso di come abbiamo pubblicato questo libro, se tu pensi a come ci siamo conosciuti, quante volte e come, attraverso quali strumenti, come lo abbiamo pubblicato, come è stato messo in vendita, come è stato stampato. Ma non dobbiamo andare tanto indietro, ma 15, 20 anni fa questa cosa non sarebbe stata materialmente possibile. Eppure, in un mondo così diverso, ricco di possibilità, ricco di opportunità, tante persone rimangono ferme sul concetto del “beh, noi le cose le continuano a fare in questo modo, perché in questo modo hanno sempre funzionato”. Hanno sempre funzionato, ma in un mondo che era totalmente diverso.

Infatti parlo anche del tema del lavoro, che è una cosa per me molto importante, perché ho due figli giovani e sono a contatto, perché sono nell’ambito dello sport anche con ragazzi molto giovani. E oggi è facile dire che i ragazzi non vogliono più, non hanno più voglia di lavorare. In realtà, forse, non è proprio così. Anche qua provo a dare una chiave diversa. Non è che magari semplicemente noi stiamo proponendo a delle nuove generazioni, nate in un contesto diverso, in un mondo diverso, di generazioni totalmente digitali, mentre noi siamo i migratori digitali, quindi arriviamo da un mondo completamente differente, ecco, noi stiamo dando l’opportunità, il sogno lavorativo e professionale che avevamo noi o addirittura i nostri genitori basato sulla stabilità, sul posto fisso, su un lavoro da dipendente, tot ore nello stesso posto.

Quando questi ragazzi, invece oggi sono più smart, sono più disposti alla flessibilità. Per loro l’idea di fare lo stesso lavoro per tutta la vita forse è una catena e noi questa cosa non la pensiamo. Sono ragazzi che oggi tramite i social, esistono 1000 piattaforme di tutti i tipi. Basti pensare agli influencer, basti pensare alle ragazze, ragazzi e ragazze che condividono contenuti su Twitch o OnlyFans.

Perché no? Oggi il mondo è totalmente diverso e noi su quel mondo proponiamo un lavoro o lavori o attività che forse magari non tutti i ragazzi, avendo alternative diverse, sono disposti ad accettare. Ecco, questa è una chiave, una delle tante chiavi. Come parlo ad esempio del denaro, della chiave o del rapporto con il denaro che spesso porta tantissimi imprenditori ad essere veramente infelici, perché sembra quasi che la felicità sia raggiungere un certo successo economico. Ma se tu entri in quel mood lì, non finisce mai, perché quando è raggiunto un successo, ti metti sempre in testa e se sei alla rincorsa di quello e non capisci che quello può essere uno strumento e lo vivi male. Vivi sempre, costantemente insoddisfatto.

Ho avuto la possibilità di conoscere multimiliardari, non multimilionari, insoddisfatti. Perché? Perché si compravano il mega yacht gigante, arrivavano al porto e vedevano il loro concorrente o amico che aveva lo yacht venti centimetri più grande e ho visto gente tornare indietro triste. Allora ragazzi, se non ci godiamo mai il viaggio. Proviamo a goderci il viaggio. Questo è un po’ il concetto.

A che è rivolto questo libro?

Allora, guarda. Inizialmente questo libro era nato proprio, come ho scritto nella frase qui dietro: “Questo è il libro che ho scritto, che avrei voluto leggere quando ho iniziato il mio percorso come imprenditore”. Questo libro, secondo me, dovrebbe essere dato a tutti, giovani, imprenditori, giovani start up o chiunque decide di fare impresa, da leggere prima per avere un pochino di manuale delle istruzioni. Perché? Perché ti dà tante idee di quello che ti succederà ed è anche un modo per poterle affrontare.

In realtà, però, avendo a che fare con tanti imprenditori, mi rendo conto che questo libro è veramente adatto anche a tante persone che in Italia fanno impresa. Perché tornando al discorso che facevamo prima, non c’è una scuola di impresa. Cioè molti prendono, partono o aprono l’attività, la trasformano in un’impresa, magari per un po’ di fortuna, perché hanno avuto l’intuizione giusta o perché è il contesto giusto, riescono a fare anche qualche soldino. Ma poi questa impresa alla prima difficoltà non sta in piedi, quando ti succede che il concorrente sbraga nel mercato, zoppichi.

Quando succedono periodi di crisi, come quelli che magari abbiamo affrontato, dovuti a situazioni imponderabili, crolli, perché il tuo tavolino, magari, ha una gamba che traballa un po’. Ecco, è rivolta a quel tipo di imprenditore. Ma, devo dirvi la verità. Ho tanti amici che, per amicizia, appunto, sapendo che avevo scritto questo libro, lo hanno voluto leggere e che non appartengono al mondo dell’impresa, che magari sono dipendenti, che magari si occupano di tutt’altro, e tutti mi hanno detto che questi concetti sono concetti che comunque, con un po’ di chiave di lettura trasversale, possono essere adattati alla vita di tutti i giorni.

Diciamo che la recensione più bella l’ha fatta mia mamma che mi ha detto: “Finalmente ho capito che cosa fai nella vita”, perché effettivamente non l’aveva capito. Però mi ha detto: “Sai che questa cosa qui io l’ho adattata a questo contesto personale e in effetti mi ha aiutato a vedere una cosa da un punto di vista differente”. Ed è una cosa molto, molto bella per me.

Fantastico, “Senza girarci troppo intorno“. Breve compendio sugli antichi dubbi di un imprenditore moderno”. Fantastico, fantastico, Maurizio. Devo farti una confessione.

Una confessione che per me pubblicare un libro come il tuo dà veramente un senso compiuto a tutto ciò che faccio. Perché un libro come il tuo, il libro che hai scritto tu su questo tema è un libro che dà un valore alla società, che trasferisce tutta quella che è la tua conoscenza e tu stesso l’hai detto.

Questo è il libro che avrei voluto leggere prima di iniziare a fare l’imprenditore. Ecco, questa è la potenza dei libri, è quello che lasciano in un’eredità enorme che col pensiero laterale, che tu ci insegni a utilizzare, ci dà veramente un valore ben più ampio di quello che potrebbero essere 100 copie,1000 copie, 1.000 €, 10.000. Basta solo aiutare qualche decina di imprenditori.

Qual è l’effetto enorme che questa tipologia di condivisione avrà a livello proprio, culturale, a livello familiare? Ecco, perdonami questo sermone.

No, anzi, grazie, grazie. Per me è stato tra l’altro anche un gran bel viaggio, perché tu sai che quando ho scritto questo libro, ho mollato tutto praticamente per un mese, tre settimane, e mi sono dedicato alla scrittura totalmente. Infatti questo libro, poi rileggendolo, in effetti ha un’evoluzione, perché poi capisci anche come scrivere e pian piano esce da solo una volta che hai in mente tutto quello che vuoi scrivere.

Su questo devo dirti la verità, Emanuele. Forse nelle nostre chiacchierate via messaggi, ci siamo già confrontati. Il vostro lavoro per me è stato fondamentale, perché era tanto che pensavo di scrivere un libro, ma mi bloccavo sempre in quella che è la parte più importante, dove voi secondo me siete stati un aiuto incredibile, e mi avete insegnato come fare l’indice. Perché sembra una cosa assurda, ma noi è partendo da quell’indice che abbiamo costruito insieme, su questo devo dirti ancora grazie, mi si è palesata davanti tutta la scrittura del libro, cioè dove volevo andare, che cosa potevo dire.

Perché quando si scrive un libro si hanno tantissime nozioni in testa e poi magari tante nozioni appartengono ad altri libri, e non ci stanno lì, e invece quando fai, quel momento è un momento secondo me utile. Che poi nel vostro percorso è forse l’aiuto che può dare un editore come voi, è anche questo, e poi molti altri, però, per me è stato indispensabile. Devo dirti la verità.

Grazie, infatti ho riscontrato quella che è la tua straordinaria produttività e lì ti spieghi come può una persona avviare più società, magari più aziende. Non sei un imprenditore seriale ma un imprenditore che avvia più imprese, quindi io credo che se tu sei d’accordo, dimmelo, che la capacità più grande che ha un imprenditore è quella dell’utilizzo del proprio tempo personale in maniera efficace.

Fondamentale, anche di questo parlo. Poi questa è proprio la mia attività principale, riuscire a procedurizzare le aziende e a renderle indipendenti dall’imprenditore. Il che non vuol dire che l’imprenditore non deve lavorare, no. Alle volte si fa questa confusione, cioè creare un’azienda automatica vuol dire che l’azienda va per i fatti suoi.

Allora vuol dire che sei un investitore, non sei imprenditore. L’imprenditore ci deve essere, deve avere delle chiavi importanti, però devi essere l’acceleratore dei processi. Cioè se da te passano e veramente la firma di un documento o l’ordine del materiale di cancelleria, o se tu non sei presente tutti i giorni in ufficio e succede qualche pasticcio. Ecco, allora lì non sei un imprenditore, perché non sei padrone della tua vita.

Perché alle volte l’avere il tempo a disposizione che può voler dire: mi dedico un mese alla scrittura del libro, prendo parte, vado un mese in giro per il mondo, oppure mi prendo i pomeriggi per studiare all’università, (ho avuto anche questa malsana idea di iscrivermi all’università e quindi sto facendo anche questo tipo di percorso), però tu queste cose non le puoi fare, se non ha il tempo a disposizione.

Ma a quel punto vuol dire che non puoi fare formazione, non puoi fare crescita personale, non puoi fare pubbliche relazioni, non puoi accrescere tutto l’io che poi ti permette di portare quell’io potenziato all’interno dei tuoi business. Cioè, se tu rimani sempre lo stesso in un mondo che cambia, si torna al discorso di prima e allora la tua struttura, la tua azienda, la tua attività rimarrà sempre la stessa in un mondo che cambia.

Maurizio, parlerei con te di questi argomenti per ore e ore, magari un giorno ci incontriamo, davanti a un bel piatto di pesce, magari, se per te va bene, e continueremo questa meravigliosa chiacchierata. Per ora ti mando un abbraccio, ti saluto e ti dico una parola: grazie per ogni cosa. Magari passa qua nelle Marche e ci incontriamo.
Volentieri. Un grande abbraccio, Emanuele. Ci sentiamo prestissimo. Grazie a tutti, anche a chi vedrà questa intervista.
Ciao.
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