Franca Errani e Giulia Di Sipio autrici del libro Il cibo come via

Ciao a tutti e benvenuti a questa nuovissima intervista di BookNess.

Per me è veramente un grandissimo piacere avere dall’altra parte Franca Errani e Giulia Di Sipio, due professioniste, ricercatrici, studiose, autrici del libro Il cibo come via, gli archetipi come guida.

Ciao Franca, ciao Giulia, per favore presentatevi una alla volta.

Partiamo da Franca, dicci chi sei e di che cosa ti occupi.

Sono Franca Errani, da anni mi occupo di counseling, di coaching, in particolare dell’ indirizzo “Voice Dialogue”, il metodo del dialogo delle voci, che ho quasi portato in Italia tanti anni fa.

Adesso ho venduto la scuola ad un gruppo di brave docenti e mi dedico a cose che mi appassionano. Mantengo parte del mio lavoro, ma in maniera più pacata, anche per ragioni di età e di salute. Resto appassionata di alcuni temi, tra cui proprio gli archetipi del cibo.

Il libro nasce in questa fase felice della mia vita, dove, avendo ridotto i tempi della scuola, posso ampliare dei temi che finora avevo utilizzato, ma erano rimasti sullo sfondo.

Grazie Franca.

E tu Giulia di che cosa ti occupi?

Ciao Emanuele e buonasera a tutti.

Sono Giulia Di Sipio e sono una counselor relazionale ad indirizzo media-comunicativo.

Sono una grande appassionata di cibo ed enogastronomia in genere, ed ho coniugato quella che era una passione con una metodologia di lavoro e di ricerca personale.

Sono specializzata in counseling gastronomico e all’interno dei miei percorsi lavorativi, personali e professionali, amo introdurre il cibo come via per conoscere sé stessi, per entrare in relazione con gli altri e andare a trasformare quelli che sono i propri disagi in risorse e potenziare le proprie abilità.

Molto interessante.

Ho avuto la fortuna di lavorare con voi durante la creazione e pubblicazione di quest’opera che ho trovato veramente utile. Mi interessa avere maggiori spiegazioni sul seguente concetto: attraverso la disintegrazione della materia, a partire da alcuni semplici ingredienti, ogni giorno, ognuno di noi, può migliorare la propria anima.

“Dis-integrazione della materia” credo sia inteso come la distruzione del cibo che, poi, dentro di noi si ritrasforma.

È corretto Giulia?

Diciamo che hai colto, nell’essenza del libro, un aspetto molto interessante. La disintegrazione della materia intesa come saper considerare la materia nei suoi più piccoli elementi e quindi saper scegliere gli ingredienti, la materia prima stessa.

Ma occorre anche avere un approccio consapevole al cibo e alla tavola, e dis-integrando la materia in parti sempre più piccole, se ne possono cogliere degli aspetti che un occhio disattento non saprebbe vedere, per poi andarli a rimettere insieme nelle nostre ricette, nella nostra quotidianità.

Questo permette di integrare le varie sfumature, i vari sapori, i profumi e non per ultima la loro parte energetica, anche da un punto di vista più sottile. Ed ecco che il cibo ci offre questa opportunità di fare un lavoro in due direzioni.

Da una parte farla smembrare, dall’altra reintegrarla, cioè riassorbirla sotto una nuova forma.

Nulla si crea e nulla si distrugge.
Giulia

Tutto si trasforma, comprese le emozioni.

Franca

Devo aggiungere che questo è esattamente, su un altro livello, quello che avviene con il “Voice Dialogue”, insito nel libro nella parte degli archetipi.

Questo considerarci come “composti” da una moltitudine di parti, o sé interiori, che formano un Io che è molto più molteplice, più variegato, di quello che ci piace pensare. Quindi, il conoscere le parti, suddividendole attraverso le tecniche descritte, attraverso certi lavori, ci permette, poi, di reintegrarle su un piano di maggiore consapevolezza, su un piano energicamente più ampio.

Quando un Sé è mescolato, compresso con gli altri, in realtà non si manifesta in tutta la sua vera capacità, qualità energetica. Anche con i Sé, così come col cibo, c’è questo processo di “smembramento”, ovviamente guidato, gestito, calibrato per ottenere poi una reintegrazione su un livello più ampio.

Ci state insegnando che l’esperienza gastronomica non è quindi, un’esperienza puramente fisica, ma mentale, quasi mistica, quasi spirituale.

È corretto?

Giulia

Assolutamente sì.

Nel libro parliamo di meditazione dinamica, di un percorso vero e proprio di crescita personale, riuscendo a spostare l’attenzione dall’ approccio puramente automatico che abbiamo quotidianamente nei confronti del cibo.

Sappiamo che, se va bene, tre volte al giorno mangiamo, qualcuno anche cinque, ma spesso lo associamo a un momento quasi faticoso, un po’ noioso da dover gestire, soprattutto se siamo all’interno di un contesto familiare dove può voler dire pensare anche ad altre persone.

Il libro cerca di capovolgere questa dinamica e riportare la persona che cucina al centro, come colei che opera un processo decisionale che può essere anche affrontato con leggerezza.

Mi spiego: posso anche scegliere di cucinare una semplicissima frittata ma, in realtà, se la guardo nell’ottica della semplicità e non della “faccio la cosa più sbrigativa, basta che si mangi”, posso rendere speciale anche una frittata. Posso arricchirla con qualche piccolo dettaglio, una spezia, un’erbetta aromatica, in modo tale che quella semplice frittata diventi, di per sé, un piatto che mi offre l’opportunità di fare un viaggio emozionale.

Quindi, trovare una strategia di cucina che non mi metta troppo in difficoltà e, allo stesso tempo, offrire agli altri, a coloro che la mangeranno, l’opportunità di sperimentare uno spostamento, un viaggio addirittura in un altro Paese.

Molto interessante. Sono tentato di regalare il libro a mia moglie.

All’interno di una famiglia colui o colei che decide cosa cucinare impatta, al di là degli aspetti puramente fisici o gastronomici, sull’aspetto caratteriale a lungo termine. E quello che ci state dicendo è veramente, dal mio punto di vista, una rivelazione.

È interessantissimo. E, un libro di questo tipo che affronta queste tematiche con una visione molto più ampia, innovativa ma realistica, è un libro che assolutamente consigliamo.

Il cibo come via, gli archetipi come guida: esplora il mondo dentro e fuori attraverso il tuo rapporto con la cucina e con la tavola.

Dove possiamo trovarvi? Quali sono i siti?

Franca, magari puoi ripetere il sito relativo alla materia di cui ti occupi.

Franca…

Il sito relativo al libro e a tutti i lavori che graviteranno attorno ad esso, perché abbiamo intenzione di apportare nuovi elementi ai corsi, è atavolaconglidei.it.

Il mio sito, che mi accompagna da venticinque, trent’anni si chiama innerteam.it ed è legato al “Voice Dialogue” in generale.

Sul libro c’è un simpatico logo che riprende la cornucopia della copertina, dove risponderemo, dove le persone troveranno gli aggiornamenti e dove possono scriverci per domande e chiarimenti.

Giulia…

Mi piace suggerire a Emanuele e, magari anche a chi ci ascolta, un simpaticissimo test che è possibile fare sul sito di atavolaconglidei.it, che si intitola Olimpogramma.

Offre l’opportunità a tutti coloro che non si sono mai avvicinati a questa materia di mettersi in gioco e di iniziare a familiarizzare con la cucina da una parte, ma anche con il mondo degli archetipi dall’altra, e quindi vedere un po’ chi sono quotidianamente i loro ospiti a tavola.

Franca…

Per gli archetipi abbiamo scelto il mondo della mitologia greca, greco-romana, perché è il mondo che conosciamo meglio. Si potrebbero usare anche altre mitologie ma questa è quella su cui siamo più radicati.

E quindi l’Olimpo è la montagna sacra su cui, nei tempi antichi, i Greci immaginavano abitassero gli dei. Ovviamente questo termine non ha un significato religioso, ma mitico, quindi psicologico, perché alla psiche si accende con i miti.

Bene, e qual è stato l’impatto del libro nella vostra attività?

Giulia

Diciamo che il cibo è convivialità, quindi aver pubblicato un libro che parla di cibo e di cucina mette in relazione con gli altri e lo fa in un modo particolarmente intimo, andando a toccare un tema caldo e vicino a tutti. Questo perché ha a che fare con la dieta, con dinamiche familiari, personali e così via.

Abbiamo scelto di presentarlo, tra l’altro, in contesti anche frontali. È anche stato possibile organizzare un evento in presenza, nella città dove abito, all’interno di un ristorante e quindi guardarsi in faccia, parlare di cibo e poi fare un brindisi nel vero senso della parola, assaggiare qualcosa.

Toccare subito con mano quello che, in realtà, il libro racconta: il cibo è relazione, mette in gioco tantissime parti di noi immediatamente, dal giudice, al critico, alla madre apprensiva, all’Afrodite più seduttiva. Iniziare a guardare questo aspetto in modo guidato, facilitato, mette nell’ottica che è effettivamente possibile fare un lavoro su di noi attraverso il cibo.

Basta semplicemente portare un pochino di consapevolezza, presenza nelle nostre giornate, senza dover fare alzatacce all’alba, ritiri di chissà quale entità o chissà quale pratica spirituale.

Così, in realtà, ogni giorno ho l’opportunità di prendermi cura di me stesso e degli altri, e ho l’opportunità di farlo con un valore aggiunto sempre crescente. Dipende da me, da quanto voglio mettermi in gioco. E questo arriva sia a chi legge il libro, sia a chi ci ascolta raccontarlo.

Questa immediatezza passa, perché fa parte della nostra cultura, in questa parte del mondo. Ovvio che, magari, in Cina, dove l’approccio alla tavola è completamente differente, si sarebbe dovuto scrivere un libro su qualcosa di completamente diverso per entrare in relazione.

Ma qui è un linguaggio facile, giusto Franca?

Franca

Tra l’altro, a me sono arrivati dei feedback legati anche alla parte mitica, perché ogni capitolo presenta due divinità che sono complementari e opposte, come tutto nella vita. Ad esempio Dioniso che è la ribellione, la dispersione, ma anche la vivacità, la voglia di vivere, e Saturno che è la falce, la regolarità, il tagliatore, il piombo, il nero, molto spesso sono in lotta fra di loro, ma sono entrambi necessari.

Ogni dio viene descritto in prima persona, con un linguaggio un po’ favolistico, un po’ mitico, e le persone lo apprezzano, riescono a riconoscere più facilmente quell’energia dentro di sé, possono darle un nome, una storia, fino ad accorgersi di come agisce dentro di loro.

E questo è meraviglioso.

Complimenti veramente per l’ originalità, per il livello di approfondimento scientifico e, direi anche, filosofico e per l’utilità del lavoro che avete fatto.

Ecco il vostro libro: Il cibo come via.

Giulia, Franca, vi mando un abbraccio virtuale e a presto.

Franca

Grazie.

Giulia

Grazie di cuore.

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