Formazione aziendale con un libro

Ciao a tutti e benvenuti questa nuovissima intervista di Bookness.

Vi presento l’ingegner Stefano Berdini che ama definirsi un ingegnere pentito e adesso vedremo perché.

Stefano è un dirigente di un’azienda molto importante che si occupa di formazione a livello nazionale.
Lui come me è un’amante del suo territorio e ama lavorare con gli imprenditori del marchigiano. Stefano di che cosa ti occupi?

Grazie Emanuale dell’invito, sono Stefano Berdini e sono un ingegnere pentito.
Di fatto gli anni di studio non bisogna assolutamente dimenticarli, e poi nella vita mi sono occupato molte cose.
Oggi sono un consulente e un formatore. Ho iniziato come spesso capita per chi fa questi studi, lavorando in azienda e poi occupandomi di consulenza, soprattutto in ambito tecnico.
Da ormai una quindicina d’anni mi occupo anche di formazione, in ambito di competenze trasversali e di molto altro, lavorando nelle organizzazioni e gruppi di lavoro.
Mi piace giocare e quindi tra le altre cose sono anche facilitatore del metodo “LEGO Serious Play“, quindi porto un po’ di mattoncini nelle aziende per fare attività e di recente ho provato a portarci anche la musica.

Questa è una bella sfida, ed è veramente la parte interessante di questa intervista. Hai pubblicato un libro che si chiama “Vivi nel buio” cioè attraverso delle metafore tra il blues e la vita, tra il blues e
l’efficienza della produttività e il rendimento lavorativo hai creato un nuovo paradigma.
Un nuovo approccio al miglioramento personale attraverso l’innovazione innovative.

Devo dire che la prima volta che mi hai chiamato e mi hai detto “Emanuele guarda io vorrei scrivere un libro partendo dal blues, per poi fare formazione aziendale”, sono rimasto un pò interdetto.
Poi quando hai iniziato a spiegarmi questo progetto devo dire che me ne sono innamorato, come del libro che hai scritto con il nostro servizio Bookness.

Parlaci del libro e di che cosa tratta più nello specifico.

All’apparenza si potrebbe pensare che sia un libro che parli di blues, della musica ma in realtà lo uso come metafora, ma è anche una mia grandissima passione perché suono a livello amatoriale.
Una volta parlando con un musicista vero, mi ha detto che chi suona il blues, lo fa solo a livello amatoriale perché è una passione che nasce dall’anima, quindi questa cosa mi ha gratificato molto.
Che sia una metafora che può anche sembrare forzata, in realtà la musica è stata usata tante volte come metafora delle organizzazioni del management, delle leadership, ecc.
Ho fatto tesoro di queste cose e ho provato ad accostare un genere che tutto sommato è un po’ il padre della musica moderna e che non trae solo l’essenza dalla musica, ma anche quello che è stata la vita di molti musicisti blues, quasi tutti neri, che dall’inizio del novecento ovviamente hanno dovuto combattere le loro situazioni di schiavitù, in pratica promuoversi un percorso di emancipazione ma anche di libertà.

Sono quindi una vera e propria promozione di vita, un percorso di emancipazione ma anche di libertà, quindi secondo me il blues ha tanto da dire, anche oggi, nel nostro lavoro, nelle aziende e nelle nostre
case.

Ecco perché ho provato a pensare non solo a tematiche che si affrontano tutti i giorni nelle aziende, ma anche a quelle che riguardano ciascuno di noi: il professionista, il dipendente aziendale o più semplicemente un uomo di passione.

L’importante è capire cosa e quali possano essere gli insegnamenti per saper scegliere meglio. Perché poi nel libro si gioca proprio sulle parole e quindi insegna a prendere le decisioni migliori, quelle che magari sono più in sintonia con le nostre emozioni e non solo quindi con la nostra razionalità. Insomma le tematiche sono diverse e il blues ce ne insegna tantissime.

Devo dire che dopo aver letto il tuo libro, le tre cose che più mi sono rimaste impresse sono:
1. il lavoro in team e cioè lavorare in gruppo, come suonare in un gruppo blues, ti permette di ottenere il massimo dei risultati a parità di sforzo e il tuo libro ci insegna che uno più uno non fa due ma tende a moltiplicare i risultati.
2. l’altro aspetto che mi è piaciuto molto riguarda l’emancipazione femminile e cioè che le donne nel blues hanno un ruolo importante tanto quanto gli uomini.

A proposito del secondo punto, se pensiamo che parliamo dei primi del novecento dove purtroppo sia uomini che donne vivevano in condizioni di schiavitù, il blues è stato un mezzo che ha permesso a tanti uomini ma anche a tante donne di venire fuori alla ribalta con le loro qualità di cantanti e di musicisti.
Nel blues c’è anche molta poesia e se qualcuno legge i testi musicali, li troverà in un’inglese grezzo perché erano persone che avevano imparato da poco la lingua ma avevano una profondità, un sentimento, molto intenso.
Le donne hanno un ruolo fondamentale e in alcuni casi sono diventate più famose dell’uomo, tanto che si fa ricondurre addirittura la nascita del blues proprio da un brano cantato da una donna.
Questo è il significato di gruppo e ne parlo molto nel libro perché il blues pur avendo evidenziato dei singoli cantanti o musicisti, in realtà difficilmente si riesce a suonare da soli perché è proprio quell’intensità, quel sentirsi parte di qualcosa.
Cosi ti lasci trascinare da questo flusso creativo di intensità emotiva e così via, e chi suona o balla sa di cosa parlo.

Il terzo aspetto che mi è rimasto impresso è l’improvvisazione. Con il tuo metodo “S.C.E.G.L.I.” spieghi cosa significa essenzialmente “Vivi nel blues”.

Spiegaci allora come si fa a improvvisare nella vita con metodo…

Purtroppo molte parole italiane le abbiamo assolutamente semplificate e abbiamo preso forse in alcuni casi anche l’aspetto più negativo del loro significato. Un esempio? Quando parliamo di improvvisazione nella musica, non significa inventarsi o improvvisare qualcosa dal nulla, lo dicevano dei grandi musicisti jazz.
L’improvvisazione in questo caso è un reagire a una situazione con l’intuito, facendo però tesoro di tutto quello che conosciamo in base alla nostra esperienza.
Nella realtà come quella in cui viviamo oggi, dove c’è tantissima incertezza, dove c’è volatilità e tanti aspetti che purtroppo diventano difficili da affrontare, l’improvvisazione può essere uno strumento per affrontare la situazione.
Quando non sappiamo cosa fare, rischiamo di rimanere fermi e l’improvvisazione ci aiuta intanto ad agire, anche se poi commettiamo degli errori perché nell’improvvisazione è tollerato l’errore ma è sempre anche questo un punto di apprendimento.
L’insegnamento che viene dall’improvvisazione è molto profondo.
Chi sa improvvisare è una persona che comunque ha fatto tesoro di ciò che ha imparato, quindi si è conosciuto anche in profondità e conosce anche la tecnica.
I musicisti che improvvisano sono dei grandi tecnici dello strumento che suonano e quindi è tutt’altro che un’improvvisata.
L’ultimo concetto che voglio esprimere e che si collega a quello di prima, è che spesso quando uno pensa all’improvvisazione, pensa al singolo che fa il solista ma in realtà l’improvvisazione nel blues, così come nel jazz, sale d’intensità mano a mano che il brano va avanti perché chi improvvisa viene aiutato dai suoi colleghi di gruppo a tirar fuori il meglio di sé. Questa è una
bella metafora secondo me che può essere utile nella vita.

Come sai Stefano, gli ascoltatori di Bookness sono molto interessati a un aspetto in particolare e cioè come utilizzare il libro per aumentare i fatturati o meglio gli utili della propria azienda.

Tu sei un formatore, quindi anche tu finalmente stai mettendo a disposizione questo libro ai tuoi potenziali clienti per cercare di massimizzare i tuoi fatturati.

Inoltre so che hai fatto una presentazione di grandissimo successo nella splendida Capodarco di Fermo. Ci vuoi spiegare come è avvenuta questa presentazione e come sei riuscito a vendere più di 50 copie?

Quello che è interessante a livello pratico per chi fa progetti di questo tipo, come una presentazione di un libro, è che ci sono scrittori a cui piace presentarlo in un modo classico ma io volevo fare qualcosa di diverso perché parlando di creatività nel libro, volevo che la presentazione lo rispecchiasse, compatibilmente con quelli che sono oggi i limiti imposti dal Covid e tutto quello che comporta.
Quindi, approfittato del bel tempo, ho scelto una location all’aperto che fosse anche suggestiva.
Ho portato anche i miei amici che ogni tanto mi accompagnano nelle serate di musica che andiamo a fare. Quindi con la presenza di un gruppo musicale e altri ospiti a sorpresa, ho presentato il libro in maniera un po’ particolare, facendo degli intermezzi fa una parola e l’altra, tra un concetto e un altro con un brano musicale che fosse di ispirazione a ciò che poi avrei raccontato.
Questo in fondo è quello che io propongo alle aziende e questo libro viene fuori da un’esperienza fatta veramente con dei formatori, con dei manager, dove praticamente io trasferisco dei concetti, dove faccio anche partecipare attivamente le persone che si mettono in gioco attraverso l’uso della musica.
Diciamo un anticipo di quello che normalmente faccio in questi miei workshop all’interno delle aziende.
Secondo me è fondamentale per farsi conoscere sul campo e il libro ti dà un po’ quella autorevolezza rispetto a quei contenuti che tu hai sperimentato e hai dimostrato essere efficaci.

È fondamentale che sia un po’ diversa dal solito perché fare la solita presentazione, dove l’autore con una sorta di monologo presenta il proprio libro, ha comunque una attrattività che potrebbe essere limitata.
Invece fare come hai fatto tu, che sei anche un musicista e quindi una presentazione con musica dal vivo e intrattenimento, dove c’è comunque la tua capacità comunicativa, dimostra che il lavoro che fai è sicuramente un qualcosa da perseguire, da ottimizzare e magari creando un format che sia ripetibile e scalabile per fare delle presentazioni veramente con continuità, ottenendo così dei risultati che possono essere misurabili nel tempo, perché bisogna capire quanto ci rende questo progetto e come renderlo più profittevole.

Infatti dico sempre che chi fa consulenza, fa formazione ma in generale fa libera professione, vive di relazioni.
Per far crescere queste relazioni, lo si può fare attraverso le conoscenze che si possono condividere e in fondo un libro è una condivisione e quindi lo ritengo uno degli strumenti principali ovviamente condito anche da altre cose.
Devo dire che le diverse persone che hanno partecipato, circa una settantina, mi hanno detto che l’esperienza gli è piaciuta perché è stata qualcosa di diverso dal solito e quindi sono riuscito a raggiungere un pò l’obiettivo che mi ero posto, cioè di fare una presentazione sui generis e spero insomma che ce ne sarà un’altra breve.

Stefano dicci come ti sei trovato con il nostro servizio Bookness?

Mi seno trovato molto bene anche perché mi sono sentito compreso. Sono stato capito e soprattutto valorizzato e ho trovato professionisti che hanno saputo valorizzare quelle che sono un po’ le mie idee e non sempre è così.
Quando ci si interfaccia con dei servizi, poi fai fatica a spiegarti.
Sono convinto che se avessi fatto una proposta del genere a una casa editrice di quelle solite, avrebbe detto che era un progetto molto rischioso o molto ardito. Insomma avrei trovato forse un incoraggiamento in meno.
Vi devo ringraziare perché mi sono trovato un po’ come a casa.

Quali sono i siti dove possiamo trovarti?

Il sito è www.StefanoBardini.it dove parlo tantissimo di lego perché è una delle mie passioni ma parlo anche di blues.
Secondo me l’autopromozione è sempre una cosa un pò bruttina da dire perché alla fine uno esagera, esaltando quelle che sono le sue competenze.
In fondo racconto un po’ quella che è la mia storia, lo faccio attraverso il blues e ho preso anche da questo l’ispirazione perché in fondo se qualcuno poi ti viene a cercare è perché hai colpito un po’ le sue leve emozionali.

Nel momento in cui un professionista da valore, io credo che l’autopromozione non deve essere un freno ma deve essere un obbligo per un professionista.

Quindi “Vivi nel blues, dodici battute per raggiungere i tuoi traguardi con il metodo S.C.E.G.L.I” è un libro per tutti, un libro per ogni persona, per le aziende ma comunque l’approccio che c’è serve proprio al miglioramento umano delle persone e siccome le aziende sono fatte delle di persone, è chiaro che anche in quell’ambito questo effetto tende ad amplificarsi.

Però ti devo dire Stefano che dopo averlo letto, un paio di accorgimenti li ho messi subito in pratica e devo dire che sono stati molto utili.
Non è il solito libro sul miglioramento personale e non voglio fare, perdona nella franchezza, una “marchetta” a un libro pubblicato con il nostro servizio, anche perché tu sai che non sono un editore non ho
alcuna commissione sulle vendite del tuo libro. Però è un libro che non tratta dalle solite tecniche di vendita ma un libro che parla di blues.
Grazie al blues si possono conoscere dei concetti che sono veramente potenti, innovativi ed efficaci e soprattutto anche semplici da capire, quindi un libro per tutti.

Sì, infatti è una musica molto semplice, molto diretta, per certi versi chi la conosce poco la vede anche molto ripetitiva perché di fatto queste dodici battute non sono lo schema con cui ci si muove.
Molte persone che hanno letto il libro si sono appassionati al blues, che non è poi una musica così diffusa e una signora in particolare mi ha detto che è andata a cercare su Youtube tutti i brani che cito nel libro perché voleva capire qual’era la connessione con le cose che dicevo.

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