Properzi intervista Dott. Fabio Piccini Psichiatria Nutrizionale
Buongiorno a tutti e benvenuti in questa nuova intervista di Bookness. Per me è un onore, alla seconda intervista che facciamo al dottor Piccini, il dottor Fabio Piccini, uno degli autori che più negli ultimi anni ha venduto in assoluto come saggista scientifico su Amazon i suoi libri che hanno sempre un successo incredibile.

Buongiorno dottore, come sta? Tutto bene?

Buongiorno ingegner Properzi. Buongiorno a tutti gli ascoltatori. Grazie innanzitutto di avermi invitato nuovamente. Sì, sto bene, lavoro, ma nonostante il caldo, sto bene.

Lavora ed è prolifico da un punto di vista editoriale, perché da pochi giorni, in parte anche con il nostro piccolo supporto di Bookness, è riuscito a pubblicare il suo nuovo libro, un libro veramente per palati fini, mi permetto di dire questo, “Psichiatria Nutrizionale. Come nutrire al meglio mente e anima“.

Ci parli di questo libro che ho avuto la fortuna di leggere in anteprima ed è veramente innovativo. Ecco, mi viene questo aggettivo.

La ringrazio. Oggettivamente questa era la speranza. La speranza è sempre quella che i tuoi lettori considerino quello che tu scrivi utile, gradevole, innovativo, stimolante e soprattutto pratico. Perché io cerco di scrivere cose che possono essere pratiche.

Quindi come è nato questo libro? Questo libro, in un certo senso, è nato per rispondere alle domande di tante persone che dopo aver letto tecniche di Biohacking dicevano: “Sì, però quelle 3 o 4 cose che ho trovato sul libro tecniche di Biohacking sono utili, ma vorrei qualcosa di più.

Vorrei sapere qualcosa di più sugli psicofarmaci e, se ci sono delle strategie nutrizionali o degli integratori che possono sostituire in qualche modo gli psicofarmaci, possono aumentarne l’efficacia o possono diminuirne i rischi”. E quindi, per rispondere a tutte queste mail e questi messaggi, che ho ricevuto sui social da parte dei miei lettori, ho detto: “Va bene, proviamo”.

Ci ho lavorato un po’, era un libro che avevo già in gestazione, quindi c’erano già delle bozze che avevo buttato giù, le ho ampliate, ho approfondito i link bibliografici e così è venuto fuori questo libro. Trovargli un titolo non è stato facile. Alla fine ho optato per un titolo forte, che colpisce, “Psichiatria Nutrizionale” che giustamente la gente dice: “Ma che cavolo vuol dire?”

Un titolo è un concetto contro intuitivo. Infatti la prima frase della descrizione nel suo libro, lo giustifica in maniera forse un po’ più compiuta con una domanda, un quesito: è importante ciò che mangiamo per la nostra salute mentale?

Altroché, altroché, sì.

Perché il cervello consuma più energia di qualsiasi altro organo del corpo, come è ovvio, visto che è la centrale operativa che controlla il funzionamento di tutti gli altri organi e quindi pochi sono al corrente del fatto che il primo organo che soffre di fronte a un calo energetico è proprio il cervello.

Quindi, da questo punto di vista noi insieme ai cetacei, che sono le balene, le orche, i grandi mammiferi marini, condividiamo la maggior massa cerebrale in rapporto al resto della massa corporea e questo spiega perché poi il cervello tanto facilmente può soffrire di danni, quando ci sono delle problematiche circolatorie, delle problematiche metaboliche e, quindi, non possiamo negare l’importanza della nutrizione per il buon funzionamento del cervello, dove per, ripeto, nutrizione intendiamo anche dei cosiddetti integratori e anche delle cose che, purtroppo una volta nella vita c’erano, oggi non ci sono più e dobbiamo chiamarli integratori.

Esatto. Infatti mi permetto una riflessione, in tecniche di Biohacking e in altri libri che parlano di Biohacking, il pregiudizio solitamente del lettore è che queste tecniche vadano a influire quasi in maniera settoriale su un organo ben specifico, ad esempio sul cuore, sulla muscolatura, su, mi perdoni, l’intestino, da ignorante, no.

Effettivamente però l’organo più importante e quello che collega tutti gli altri è proprio il cervello, quindi.

Eh sì, in realtà di cervello spesso si parla quando si parla di Biohacking, però fino ad oggi nessuno si è mai addentrato nel discorso specifico sull’ottimizzazione delle performance del cervello, da un punto di vista proprio nutrizionale, metabolico, integrativo.

Se andiamo a vedere su Internet, facendo qualche ricerca su Google, troviamo tantissimi riferimenti. Il 95, 98% di questi dicono delle solenni sciocchezze. Ahimè, questo è un problema della cultura fatta sulla rete, dove spesso le fonti non sono verificabili, ma ho letto tante di quelle sciocchezze da prendere paura.

Alcune le segnalo nel mio libro, altre no, perché penso che, dopo che uno lo ha letto, è in grado di salvarsi e riconoscerle da solo, anche sciocchezze pericolose, perché invitano a fare degli esperimenti o utilizzare degli integratori, alcuni dei quali che anch’io cito, tipo l’iperico, erba di San Giovanni, che possono creare dei grossi effetti collaterali se male utilizzati e, viceversa, non ne citano altri molto più semplici, quali, ad esempio, l’orotato di litio, che secondo me sono qualcosa di stupefacente, ma veramente di stupefacente.

Stupefacente in che termini?
Nel senso che il l’orotato di litio è un tipo di litio che viene assorbito meglio del carbonato, del solfato che sono quelli che si usano in clinica, non ha nessuno degli effetti collaterali di questo, proprio perché può essere utilizzato un dosaggio bassissimo, quasi pediatrico, potremmo chiamarlo così rispetto agli altri, e però è un formidabile stabilizzatore dell’umore.

Quindi da questo punto di vista stupisce che, ad esempio, un prodotto di questo genere non venga mai citato online, a dimostrazione del fatto che poi noi in rete troviamo il mainstream, le cose più diffuse, fritte, rifritte, raccontate e riraccontate, ma sempre uguali e quindi, ecco, di qui, secondo me, la necessità di mettere un po’ di ordine, un po’ di chiarezza anche dal punto di vista scientifico, citando tutti i lavori a sostegno o contro una determinata tesi.

Interessantissimo. Ora le faccio una domanda che è un po’ imparziale.

Supponga che le arrivi nel suo studio un imprenditore quasi cinquantenne, un po’ sovrappeso, di corporatura abbastanza grande e questa è una persona molto stressata dal lavoro, perché per fortuna e anche un po’ per meriti, ha un’attività, insomma che funziona, lavora 10 ore al giorno, è sempre seduto, cammina due, tre volte a settimana e, se lei dovesse dargli dei consigli, mi permetto, di brain hacking, tre principali consigli, quali potrebbe dargli?

Beh, partirei dal semplice e gli chiederei quanto dorme e quindi di monitorare il suo sonno per vedere innanzitutto di ottimizzare il suo sonno.

La seconda cosa che gli direi è quella di misurare la HRV, ovverosia la variabilità cardiaca, una cosa che oggigiorno qualsiasi, diciamo, orologio evoluto o orologio intelligente che sia, uno di quelli di Apple, di Samsung o di Huawei, è in grado di fare e imparare ad aumentare la variabilità cardiaca, che vuol dire in pratica diminuire lo stress.

Quindi questo significa utilizzare una semplice tecnica respiratoria, nel più basico dei casi.

La terza cosa valuterei cosa mangia, o meglio cosa non mangia, per vedere di ottimizzare la sua nutrizione in modo da fornirgli un miglior nutrimento che possa far funzionare meglio il suo sistema nervoso centrale e quindi incrementare la cognitività, questo migliorerà sicuramente le sue competenze professionali, incrementare e stabilizzare le sue emozioni, perché questo lo farà sentire meglio.

Benissimo. Le ho carpito quindi una consulenza gratuita. Allora, dottore, a chi si rivolge questo libro “Psichiatria Nutrizionale“?

Ma, allora questo libro, come tutti i miei libri, si rivolge ai curiosi, a una persona che vuole saperne di più sul funzionamento del proprio corpo e della propria salute, in questo caso specificamente nel funzionamento della sua mente.

Come funziona il cervello e quali sono i modi per migliorarne la funzionalità? Quali sono i modi per limitarne i danni? Perché anche di questo si parla e nel caso sia un paziente al quale è stata fatta una diagnosi psichiatrica, o che ha qualche persona cara alla quale è stata fatta una diagnosi psichiatrica, ci sono una serie di utili consigli per aiutare se stesso, o questa persona a migliorare, ben al di là di quelle che possono essere delle semplici strategie terapeutiche che vengono usate in psichiatria; non perché queste non siano efficaci, ma perché semplicemente in un momento storico come questo, che vivo di persona, lavorando in due diversi Dipartimenti di Salute Mentale del Nord Italia, è drammatico vedere quanta carenza ci sia di operatori, sia di psichiatri, che di educatori, che di psicologi, che di tecnici della riabilitazione, per cui in un certo senso il lavoro che si fa nei dipartimenti è ridotto al minimo, alla sopravvivenza, a garantire, diciamo, che il paziente non soffra troppo per i suoi sintomi.

E più in là di lì non c’è il tempo di andare. Una volta c’erano tanti interventi che si facevano, oggi siamo sotto in certi servizi del 50% del personale. Perché sono anni e anni che non vengono fatte assunzioni nella sanità italiana, perché le persone sono andate in pensione, perché negli ultimi due anni, anche con le facilitazioni per i corridoi di uscita dal lavoro, alcuni se ne sono andati.

C’è chi stima che se continueranno le uscite al ritmo attuale, questo è il Sole 24 Ore, nel 2024, quindi non fra dieci anni, mancheranno circa 30.000 specialisti, medici specialisti. E posso dirvi che una bella fetta di queste saranno degli psichiatri, saranno degli psicologi, saranno dei professionisti della salute mentale.

Quindi purtroppo nei servizi non riusciamo a fornire agli utenti tutto quello che si dovrebbe, in un mondo ideale, fornire loro. Di qui la necessità di qualche strategia di autoaiuto per aiutare le persone a cavarsela anche un po’ da sole.

Le persone dovranno essere sempre più consapevoli di quelli che sono i malanni che le affliggono.
Non dovrebbe essere così, o perlomeno questa consapevolezza dovrebbe essere filtrata dagli operatori, dovrebbe essere il servizio di salute mentale che pianifica il recovery e quindi il recupero che sta al di là dell’acuzie, che è la parte più importante della salute mentale.

Perché magari vedo una persona che fa un primo accesso per una crisi di qualche genere emozionale, dissociativa o quant’altro e la rimetto più o meno in grado di funzionare nel giro di 2 o 3 settimane di ricovero. Poi però, quando esce, deve in qualche modo dare un senso a quello che gli è accaduto, deve cercare di rientrare nella sua vita, ha bisogno di un sostegno abbastanza continuo per, in un certo senso, ripartire.

Qualcuno gli deve dare un consiglio sul come prevenire certi effetti collaterali che possono venire dalla terapia, quindi tante cose che una volta si aveva la possibilità di fare, oggi si fa sempre più fatica a fare.

Quindi, purtroppo dobbiamo basarci sui gruppi di aiuto tra pari, quelli organizzati dalle famiglie, dagli ex pazienti e cose di questo genere o sui manuali di autoaiuto. È il motivo per cui io ho sempre scritto manuali di autoaiuto, perché ritengo che siano una cosa importantissima per la salute, non solo per la salute mentale.

Infatti il suo libro va proprio in questa direzione, va a colmare quel gap conoscitivo che servirebbe per arrivare a ricevere questo supporto sanitario, con quel briciolo in più di consapevolezza che renda commisurabile minimamente il confronto con lo specialista, con l’operatore.

E soprattutto cerco anche di impedire gli errori e gli errori che spesso le persone fanno, pensando che gli psicofarmaci facciano male e che le diagnosi psichiatriche siano superate o comunque arcaiche, perché magari hanno letto dei siti dove provavano delle idee del genere e cerco di aiutarli a dare un senso a tutte queste informazioni, per spiegargli perché possono aver letto questo o quest’altro e cosa fare, invece, per cercare di ottenere il massimo da quello che il servizio sanitario cerca di dare loro.

Benissimo. Ecco qui in sovraimpressione la copertina del libro “Psichiatria Nutrizionale” del dottor Fabio Piccini.

I suoi libri sono sempre ai primi posti delle classifiche di vendita nel settore. Dottore, la ringrazio come sempre per la sua disponibilità e per, soprattutto, il ruolo che sta svolgendo proprio per la cultura di queste tematiche così difficili, ma che lei, grazie a questi libri, le rende comprensibili.

Perché comunque va detto che il linguaggio dei suoi testi è un linguaggio adatto a tutti, indipendentemente da quelle che possono essere delle conoscenze scientifiche di base.

Grazie ancora e spero di incontrarci presto.

Grazie a lei. Grazie mille. Buona giornata!
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