avvocato oreste maria-petrillo-autoremoney-storm

Ciao a tutti e benvenuti a questa nuova intervista di BookNess.

Un’intervista che definirei rivoluzionaria, perché dall’altra parte c’è un importante avvocato che ha scritto un libro per sviluppare un’attività molto interessante.

Quindi, bando alle ciance, dall’altra parte abbiamo Oreste Maria Petrillo.

Oreste ciao, dicci chi sei e di che cosa ti occupi.

Ciao a tutti.

È un piacere condividere questa intervista con i tuoi lettori, clienti e follower.

Sono un avvocato internazionalista e, con il mio socio l’avvocato Fabio Santoro, ci occupiamo dell’internazionalizzazione di società italiane che vogliono aprire un loro brand o una loro società nel Regno Unito.

Quello che facciamo è aprire, gestire e far crescere società limited nel Regno Unito.

Infatti, è proprio per questo che ho incontrato Emanuele che mi ha dato una mano con la creazione, gestione e crescita del libro su Amazon.

Ottimo.

La scelta di scrivere un libro su questo tema, al di là della nostra collaborazione, da dove è nata?

Ci hai pensato in maniera autonoma oppure ti sei appoggiato a dei modelli di business internazionali?

Oppure, da quali altre fonti?

Ho visto che mancava, nel mercato, un libro in merito a come creare e avere una propria società nel Regno Unito o, comunque, anche in altre parti del mondo perché poi, i principi alla base sono gli stessi.

Aprire una società nel Regno Unito è diverso che aprirla a Malta, in Bulgaria o in Italia, però, il principio di base di come far crescere una società è sempre lo stesso.

E, mancando in materia un libro che trattasse di questo specifico argomento, con il mio socio abbiamo deciso di scriverne uno per informare gli imprenditori italiani di questa possibilità.

Così, magari, chi non può avere i nostri servizi o vuole solo informarsi, lo può fare ad un prezzo più basso, con l’acquisto di un libro, che è un prezzo accessibile per le tasche di tutti.

Quindi già dal libro, The Money Storm, una persona interessata ad approfondire il tema dell’internazionalizzazione, può ottenere informazioni operative e, anche, in buona parte risolutive?

Sicuramente sì.

Essendo un libro ovviamente, non è una consulenza, non è un videocorso, è un libro con tutte le limitazioni che può avere il cartaceo.

Però dimostriamo come, praticamente, si apre una società nel Regno Unito.

Metteremo il sito governativo, dove parleremo anche dei vari problemi che si hanno acquistando servizi a basso costo online.

Diamo tutti i tipi di strategie e risposte a tantissime domande che, spesso, ci fanno riflettere quali: la esterovestizione, la Brexit, come si pagano i dipendenti all’estero.

Anche il discorso legato alle banche e all’amministrazione è sviscerato all’interno del libro?

Alla fine del libro regaliamo un videocorso dove parliamo anche dell’apertura bancaria perché, ovviamente, alcune cose si possono insegnare con un mezzo scritto, altre cose necessitano di un video.

I lettori del libro avranno in regalo questo videocorso.

Ho avuto a che fare, Oreste, in questi anni, con diverse tipologie di professionisti che hanno poi scritto e pubblicato un libro con BookNess, dai ristoratori ai consulenti, gli assicuratori.

Gli avvocati, sempre di rimbalzo, mi sono passati vicino.

Però non siamo mai giunti ad una conclusione vera, perché l’avvocato si rivolgeva a me dicendomi di voler scrivere un libro, ma l’approccio era sempre generalista: non si può scrivere un libro su tutte le tematiche legali.

Il mio consiglio era esattamente ciò che hai fatto tu, cioè scrivere un libro verticale su una tematica legale ben specifica e essere percepito come riferimento per quel tipo di tema.

Sei d’accordo su questo approccio?

Fondamentalmente non vale la pena scrivere un libro generalista, anche perché non si può essere percepiti come l’Avvocato n°1, ha poco senso.

Questo fa parte di una vecchia cultura, quella legale, dove un avvocato deve saper fare un po’ di tutto e sa fare un po’ di tutto.

Quella è un po’ la cultura dei miei genitori, avvocati vecchio stampo che, bene o male, trattavano un po’ di tutto.

All’epoca, mi raccontava spesso mia mamma, che le leggi non venivano aggiornate ogni anno, mentre oggi ogni cambio politico che c’è al governo, ogni cambio di partito politico emana una nuova legge per restare nella storia.

E questo porta ad un susseguirsi di leggi, leggi che abrogano quelle precedenti, ecc…

Tutto ciò rende difficile la vita dei generalisti perché non si può non essere specializzati ed essere al passo con i tempi, con le leggi che mutano in una maniera così veloce e repentina rispetta al tempo glorioso che fu, dove bastava poco per essere sempre aggiornati.

E’ ovvio che, più sei specializzato in un ramo e più sei bravo in quello.

Oggi il governo dà la possibilità all’avvocato di definirsi avvocato specialista, quindi dopo aver fatto degli studi in merito si può, scrivere nel suo sito, nelle sue comunicazioni o biglietto da visita “Avvocato specializzato in”.

La mia percezione era corretta.

E’ un imprinting che c’è negli avvocati, mi confermi anche nei tuoi genitori.

Sì, che poi, tra l’altro, non è colpa degli avvocati, è colpa dell’ordinamento professionale dove anche sono previste fortissime limitazioni a livello di marketing, di pubblicità.

Gli avvocati non possono fare pubblicità comparativa o atri tipi di pubblicità e tu sai meglio di me, che è quasi impossibile fare una pubblicità non comparativa.

Quella che possono fare gli avvocati è, semplicemente, una pubblicità comunicativa dove comunicano i loro servizi senza abbassare troppo i prezzi, per non fare pubblicità ingannevole o concorrenza sleale.

Ovviamente, sulla base di questo retaggio culturale, vengono da te credendo di poter fare un libro dove parlano di tutto, ad esempio il nuovo Trabucchi.

Hai sciolto questo dubbio che mi portavo dietro da anni.

Sarebbe curioso avere un indice e sapere il numero di cause vinte dagli avvocati, in modo tale da fare una scelta con una linea guida meritocratica, anziché un’altra.

Però non puoi fare neanche questo, è vietato sempre.

Non è come in America, non so chi ha visto Better Call Saul, che acquista gli spazi pubblicitari sui cartelloni, qui scatterebbe immediatamente l’arresto.

Eh sì, è un altro mondo il nostro!

Abbiamo delle regole assolutamente nostrane, e questo forse è anche il motivo per cui tu stai internazionalizzando e operi fisicamente da Londra con il tuo socio.

Le tue attività si basano sulla conoscenza della legislatura italiana, della legislatura inglese, ma anche da un punto di vista operativo perché, da diversi anni, fisicamente sei lì dove hai spostato l’azienda con il tuo socio.

Esatto.

Opero sul territorio londinese da più di dieci anni, vado e vengo.

Mentre stiamo facendo questa intervista siamo in pieno Coronavirus, dovevo partire e poi con la pandemia, hanno chiuso la frontiera e quindi, attualmente, mi trovo in Italia.

Però, prima del Coronavirus, andavo e venivo da Londra più di una volta al mese, proprio per curare questi affari.

Per quel che riguarda le modifiche in corso d’opera, di cui mi hai parlato poco fa, la Brexit, come ha influito nel vostro lavoro?
Realmente non sta dando tanti problemi.

Il problema è nelle teste delle persone, perchè hanno questo preconcetto: credono che la Brexit sia un problema per gli imprenditori italiani che vogliono andare ad internazionalizzare nel Regno Unito.

La realtà non è così, perché le uniche persone colpite dalla Brexit sono quelle che vogliono andare a fare i pizzaioli, i camerieri, insomma per chi vuole andare a trovare un lavoro.

Chi fa impresa, e quindi apre una società nel Regno Unito, sta portando dei soldi e quindi è molto incentivato dal Regno Unito stesso, che sta cercando di abbassare la già bassa Corporation Tax, l’unica tassa societaria.

E poi, una volta che si è creata una società nel Regno Unito, questa è una società, un ente di diritto giuridico, ha una personalità giuridica che rispetta le normative britanniche , ha diritto di Common Law, per cui con la Brexit non può essere chiusa.

Quindi mi stai dicendo, paradossalmente, che con la Brexit, sono incentivati coloro che vogliono fare investimenti e spostare la propria azienda in Inghilterra.

Ho capito bene?

Sì.

Lo stesso Boris Johnson ha detto che ogni volta che nel Regno Unito si è abbassata la Corporation Tax, vi è stato un aumento delle entrate delle finanze britanniche.

Già si sarebbe dovuta abbassare ad Aprile 2020 dal 19% al 17%, poi a causa del Coronavirus, per dare aiuti alle famiglie e alle aziende, non è stata né abbassata né alzata.

Non è previsto nessun tipo di aumento, né di IVA, né di tasse societarie e hanno posticipato l’abbassamento al 17% alla fine della pandemia.

Poi vi sono alcuni casi in cui le tasse sono al 10% o, addirittura allo 0%, ma sono casi specifici, come anche per esempio l’IVA: l’IVA si paga al raggiungimento delle ottantacinque mila sterline, circa novantacinquemila, centomila euro.

Molto interessante.

Ci sono altri aspetti che mi vengono in mente.

Senza entrare nel merito della blacklist, ci sono dei Paesi, assolutamente regolari, dove si può andare ad internazionalizzare la propria attività però,dal punto di vista del prestigio, cambia l’autorevolezza aver internazionalizzato a Dubai o su un’altra isola, piuttosto che a Londra.

Cambia anche a livello bancario, perché a Dubai, ad esempio, Paypal non funziona in maniera ottimale.

Ci sono alcune parti dove Paypal non riesce ad operare, quindi non si possono ricevere pagamenti e se si lavora online, questo è n problema, data l’importanza di Paypal.

Questo perché?

Perché ci sono alcune banche all’interno di alcune blacklist bancarie, diverse dalle blacklist online, che si stanno adeguando alle normative bancarie.

Tra le banche, vi sono sempre dei circuiti chiusi con queste blacklist.

Le banche che vengono da Dubai sono in blacklist per alcuni tipi di pagamenti.

Prestigio a parte, perché ormai le limited ce le hanno tutti, anche le grosse multinazionali, per chi viene dall’Italia è molto più semplice e veloce raggiungere il Regno Unito, piuttosto che Dubai.

Un’ultima domanda.

Se io volessi affidarmi ai vostri servizi, dovrei per forza comprare il vostro libro oppure potrei contattarvi direttamente?

Qual è il percorso che tu suggerisci?

Dipende dalla fretta che ha l’imprenditore.

Se ha molta fretta, va sul nostro sito www.themoneylawyers.com e vede i nostri servizi, i nostri prodotti , dove abbiamo anche un videocorso che insegna a fare da sé.

C’è anche il numero verde che è 800-17.00.16 oppure, se ha più tempo o vuole solo informarsi per capire se e come internazionalizzare, aspettare magari tempi migliori per la sua attività, acquista il libro e prende da lì tutte le informazioni in merito.

Perfetto Oreste.

In bocca al lupo per la tua ottima attività e complimenti per la pubblicazione di questo nuovo libro!

Ci aggiorniamo, magari, tra qualche mese proprio per vedere quelli che possono essere i frutti di questa tua attività in pieno spirito BookNess, dove un libero professionista utilizza un libro come strumento di marketing.

Ciao Oreste, a presto.

Ciao e grazie a te e a tutti a voi.
Share This