Antonella Todescato autrice libro Le Arti Espressive Radici dell’Albero della Vita
Ciao a tutti e benvenuti a questa nuovissima intervista di BookNess. Per me è un onore avere dall’altra parte una delle maggiori esperte italiane nell’educazione infantile.

Antonella Todescato è da più di trent’anni che lavora in questo ambito, e nel 1993 ha fondato una delle associazioni, degli enti più grandi di Italia, di cui fra poco ci parlerà. Sta seguendo circa una cinquantina di scuole fantasy-arte.

Antonella ciao, dicci chi sei e di che cosa ti occupi.

Ciao a tutti, sono Antonella Todescato, musicoterapeuta esperta in linguaggio espressivo non verbale dei bambini in tutta l’età evolutiva, che parte dal primo anno fino ai quattordici anni di età.

Mi occupo di educazione dei bambini attraverso l’arte.

Il libro che hai pubblicato con BookNess si intitola Le arti espressive, radici dell’albero della vita, il viaggio del bambino verso la conoscenza del mondo. Un titolo potentissimo, evocativo, contenente due parole che a me piacciono tantissimo: una è bambino e l’altra è radici.

Dalla copertina vediamo che queste due parole si legano, ma spiegaci meglio come questi due concetti vengono poi descritti all’interno del tuo libro.

Per un albero le radici sono coloro che lo iniziano, a livello di vita, ma anche coloro che lo reggono e sorreggono per tutta la vita. E se pensi che un albero è il risultato di ciò che c’è sotto terra, allora puoi comprendere meglio che cosa è la crescita di un essere umano.

Mi spiego: noi vediamo sempre un tronco e una bella chioma, visualizziamo i vari tipi di alberi, quelli più lunghi, quelli più larghi, ecc., però, è risaputo che, a parità di chioma, nel sottosuolo esiste una quantità uguale di radici che sostiene tutto quello che noi vediamo.

Da questo concetto nasce il mio libro: le radici della vita sono tutta l’età evolutiva per un essere umano, tutto ciò che un bambino vive da piccolo, dal quale si alimenta e le esperienze faranno l‘adulto che sarà in futuro.

Cresce, così come cresce la radice nel sottosuolo bucando la terra, attraverso quelle che sono le esperienze della vita che, nel mio libro, si chiamano “i linguaggi espressivi non verbali”, che sono collegati alla sensorialità. Ogni essere umano vive l’esperienza della vita attraverso i sensi. I sensi, sono degli strumenti che il corpo ha a disposizione per fare questa esperienza.

Oltre ai classici cinque, abbiamo anche il senso del movimento, di adattamento alle cose, di spazialità, attraverso i quali si apprende la vita e si impara a farne parte da un lato, e a gestirla dall’altro.

Antonella, ti faccio una domanda che, più che altro, è una confessione.

Sono papà di due bambini, ascoltando le tue parole mi è venuto in mente che,in questi ultimi anni ho dedicato tante energie a studiare come rendere più efficace il mio business, come applicare strategie di marketing, come aumentare la mia produttività personale.

Mi sto rendendo conto però di non aver studiato ciò che serviva per la crescita dei miei bambini, la cosa più importante, seppur i risultati sembrino buoni. Ho due bambini che sono bravi a scuola, educati, due anime stupende.

Ora, la domanda complicata è: per genitori come me, che non hanno una formazione personale necessaria ad educare i propri figli, c’è la possibilità di capire se e come stanno sbagliando, anche se i risultati sembrano buoni?

Faccio una premessa: noi genitori, lo sono anche io, vicino a un qualsiasi bambino, siamo degli accompagnatori. Il ruolo che abbiamo di fianco a loro è quello di tutelarli nella vita finché non saranno autonomi, ma ti assicuro che sono loro che crescono e radicano il loro albero, sono loro che fanno nascere e reggeranno il loro albero della vita.

Poi, non è tutto giusto o tutto sbagliato, cioè, non ci sono solo alberi dritti, ci sono alberi che hanno i nodi, oppure ad esempio alberi colpiti da un fulmine, quindi tagliati da una parte e viventi dall’altra.

Così come nella vita di un adulto, anche un bambino sbaglia, cade, si riprende, e la modalità per un adulto, un genitore, di comprendere se il bambino è “sulla giusta strada”, è quella di vederlo realizzato.

Che cosa vuol dire “realizzato”?

Vuol dire che bisognerebbe che avesse dentro di sé quella quantità di autostima, la capacità di volersi bene, che gli permette di essere prestante, quindi bravo a scuola, ma anche bravo emozionalmente. Per emozionalmente intendo dire saper stare nella relazione con gli altri, negli ambiti sociali del modo, perché i bambini, differentemente da noi, manifestano quello che sono.

L’importante è che riescano a stare dentro quello che hanno, a conoscere la gerla che hanno a livello di potenzialità. Questa è l’unica modalità, Emanuele, per vedere un bambino felice.

Lavorare con il linguaggio espressivo non verbale dei bambini vuol dire dare una mano, affiancandoli come educatori, perché guardino dentro la gerla dei loro talenti e vedano quelli che hanno nel bene e nel male.

Grazie Antonella, molto utile ciò che ci stai dicendo. Queste informazioni le possiamo trovare in maniera più strutturata, più fruibile, più organizzata all’interno del tuo libro.

Per chi è questo libro Antonella? Per ogni genitore? Per ogni persona che affronta la vita, perché capire come educare un bambino significa forse, capire meglio sé stessi, capire come essere delle persone migliori?

A chi ti rivolgi in maniera diretta o indiretta?

Questo libro ci ha messo tanto ad uscire, anche se in realtà lo avevo già scritto.

Tieni presente che lavoro con circa seicento insegnanti all’anno, fra nido, infanzia, scuola primaria e secondaria di primo grado e io stessa sono un insegnante. Lo avevo scritto con una terminologia complessa; lo avevo fatto leggere ai miei colleghi insegnanti che lo avevano compreso benissimo, mentre mio marito, manutentore, e la mia amica non riuscivano a comprenderlo.

E allora ho iniziato a pensare, che fondamentalmente, quando si sta intorno a un bambino bisogna essere “insieme”. E “insieme” vuol dire stare con la famiglia, con il genitore, con mamma e papà. Così l’ho riscritto completamente, rendendo quello che era un gergo più didattico, più professionale, un gergo alla portata di tutti, insieme a te.

Ed ora con molto piacere è rivolto ai genitori, ai fratelloni grandi, agli zii, ai nonni, oltre che agli addetti ai lavori. Perché, appunto, è importante creare una trade unions, intorno a un bambino che cresce, fra collaborazione educativa, che può essere la scuola, e il mondo della famiglia.

Quindi se ho capito bene Antonella, lavori periodicamente con seicento insegnanti.
Ho iniziato questa professione da giovane e sono una esperta di linguaggi espressivi non verbali: arte, musica, teatro, movimento e psicomotricità.

Sono cinque grandi sfaccettature che uso sempre insieme.

Questo mi ha permesso di avere una professionalità particolare, che mi consente di lavorare per i provveditorati e gli enti FISM della regione Veneto.

Per cui, il sabato, vado in giro per il Veneto a fare conferenze agli insegnanti, istruendoli.

Seicento insegnanti equivarrebbe a dire dodicimila studenti, quindi il raggio d’azione della tua consulenza, della tua didattica è veramente impressionante! Avevo letto i tuoi numeri, la tua esperienza.

Il libro Le arti espressive, radici dell’albero della vita di Antonella Todescato.

Antonella hai anche altre iniziative online, hai un sito web?

Il mio sito è: www.fantasiarte.it.

Questo è il brand che hai fondato agli inizi degli anni 90 e permette alla tua didattica di diffondersi in tutto il Veneto.

Operi solo nella regione Veneto?

Opero nel Veneto perché siamo a Verona, ma ci muoviamo anche fisicamente: quindi Mantova in Lombardia e la parte alta dell’Emilia Romagna, comunque nel raggio di 80/90 km.
Antonella potresti dirci in un minuto, perché un genitore, un educatore, uno zio, un nonno dovrebbe leggere questo libro? Questo è un esercizio di marketing.

In realtà ce l’hai spiegato finora, ma abbiamo parlato come fossimo due amici, dilungandoci un po’. Però se incontrassi una persona come potresti spiegargli, proprio in un minuto, che sarebbe opportuno leggere questo libro?

Intanto potrebbe leggerlo per curiosità, perché parla della crescita di un bambino in maniera atipica, quasi come fosse una favola, accostandola alla crescita di un albero. Si parla di un viaggio in divenire che è la scoperta del libro stesso.

È il viaggio, il camminare di pagina in pagina nella crescita di questo bambino scoprendo che poi, alla fine, ogni bambino è già una potenzialità di per sé, basta solo far sbocciare la rosa e vederla. Può aiutare un genitore, un nonno, un fratellone come dicevo, a scoprire e vedere quel tipo di rosa.

Questo è importante perché a volte si valutano i bambini perché sono bravi a scuola, sanno tutto, fanno questa o quella cosa, ma magari, non si conoscono intimamente, non si conosce il loro comportamento, non si capiscono certe modalità dell’agire.

Non è un libro che spiega tutto per carità, ma punzecchia la capacità di ascolto dell’adulto. Mette il “grande” nella posizione di provare ad ascoltare nella globalità il bambino che ha davanti.

È un po’ quella considerazione che ho fatto precedentemente: un genitore, dopo un po’, si rende conto che magari, non ha fatto tutto quello che avrebbe dovuto, da un punto di vista formativo e dell’ascolto del piccolo.

Questo libro porta la consapevolezza che induce a fare quel passo in più.

Antonella, come ti sei trovata con Self Publishing Vincente?

Bene, veramente bene.

Abbiamo avuto un dialogo molto familiare, estremamente semplice e lineare tanto che mi ha permesso di scrivere un libro, anche se dell’editoria non conosco niente, sia con te che con i tuoi collaboratori.

Sono stata guidata passo passo, rispondendomi ad ogni singola mail.

Mi sono trovata davvero molto, molto bene.

Ti ringrazio tantissimo per averci dato la possibilità di pubblicare un libro così importante, così utile.

Spero di incontrarti presto e di pubblicare, magari, i tuoi prossimi libri che, so già, essere in cantiere.

Certo Emanuele.

Grazie a te e a presto.

Con grande piacere. Ti abbraccio a presto.
Ciao Emanuele
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